<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Mico Plants Tartuficoltura</title>
	<atom:link href="http://micoplants.com/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://micoplants.com</link>
	<description>Tartuficoltura, piante micorrizate e tartufigere e tartufaie</description>
	<lastBuildDate>Sat, 22 Jan 2011 09:24:34 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.0.4</generator>
		<item>
		<title>Sequestro record</title>
		<link>http://micoplants.com/articoli/sequestro-record/</link>
		<comments>http://micoplants.com/articoli/sequestro-record/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 22 Jan 2011 09:24:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Ciccone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[centro]]></category>
		<category><![CDATA[forestale]]></category>
		<category><![CDATA[radioattività]]></category>
		<category><![CDATA[romania]]></category>
		<category><![CDATA[sequestro]]></category>
		<category><![CDATA[sperimentale]]></category>
		<category><![CDATA[tartuficoltura.sporologiche]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://micoplants.com/?p=253</guid>
		<description><![CDATA[Sequestro record di tartufi, 100 chili dalla Romania Le indagini del Corpo forestale proseguivano da due anni. Ora i tuberi verranno esaminati a Sant&#8217;Angelo in Vado (Pesaro Urbino) e dall&#8217;Arpam di Ascoli .  Sequestrati 100 chili di tartufo ad Ancona  Ancona, 7 dicembre 2010 &#8211; Dopo due anni di indagini, arrivano i primi risultati dell´operazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Sequestro record di tartufi,<br />
100 chili dalla Romania</h2>
<p>Le indagini del Corpo forestale proseguivano da due anni. Ora i tuberi verranno esaminati a Sant&#8217;Angelo in Vado (Pesaro Urbino) e dall&#8217;Arpam di Ascoli .</p>
<p><strong> Sequestrati 100 chili di tartufo ad Ancona</strong></p>
<p> Ancona, 7 dicembre 2010 &#8211; <strong>Dopo due anni di indagini</strong>, arrivano i primi risultati dell´operazione &#8220;Presi per il naso&#8221;. Il Corpo Forestale ha  sequestrato in provincia di Ascoli Piceno un carico di cento chilogrammi di tartufi neri provenienti dalla Romania.</p>
<p> <strong>Sono in corso</strong>, al Centro Sperimentale di Tartuficoltura di Sant´Angelo in Vado (Pu),  analisi sporologiche per la caratterizzazione dei tartufi,  per accertarsi che non si tratti di tartufi cinesi di cui è vietata la commercializzazione in Italia. Altri campioni sono stati consegnati al laboratorio di analisi dell´Arpam di Ascoli Piceno per accertare la presenza di sostanze contaminanti compresa la radioattività.</p>
<p> <strong>L´operazione sta continuando </strong>su tutto il territorio regionale, in particolar modo i controlli si concentrano presso le fiere e mercati di prodotti tipici,  esercizi commerciali e di trasformazione del prodotto.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://micoplants.com/articoli/sequestro-record/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Tartufi Cinesi</title>
		<link>http://micoplants.com/articoli/tartufi-cinesi/</link>
		<comments>http://micoplants.com/articoli/tartufi-cinesi/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 17:06:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Ciccone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://micoplants.com/articoli/tartufi-cinesi/</guid>
		<description><![CDATA[Allarme a Modena per i tartufi made in Cina Servono etichette Se ne parla in occasione della sagra a Montefiorino. I tartufi di importazione sono senza sapore ma hanno un aspetto simile a quelli di Norcia.. Modena, 18 ottobre 2010 - Sul mercato italiano sono già presenti i tartufi neri cinesi, simili per colore e forma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Allarme a Modena per i tartufi made in Cina<br />
Servono etichette</h2>
<p><strong>Se ne parla in occasione della sagra a Montefiorino. I tartufi di importazione sono senza sapore ma hanno un aspetto simile a quelli di Norcia</strong>..</p>
<p>
<script type="text/javascript"></script><br />
Modena, 18 ottobre 2010 -<strong> Sul mercato italiano sono </strong>già presenti i tartufi neri cinesi, simili per colore e forma a quelli neri pregiati italiani, ma del tutto senza sapore e profumo. In Italia è proibito importarli e venderli, ma i tartufi cinesi si insinuano comunque nel mercato casalingo attraverso altri paesi Ue, classificati come tartufi europei. <strong>Lo consente una direttiva europea, non accolta dal</strong> <strong>nostro Pese.</strong> <strong>Questo però dà la possibilità ad alcuni ‘furbetti’ di acquistare il tartufi neri cinesi ad un prezzo molto basso, per rivenderli poi insieme a quelli italiani al prezzo di mercato, decisamente più alto.</strong></p>
<p><strong>Così facendo si </strong>confonde il consumatore, che nella maggior parte dei casi rimane deluso e non ripeterà l’acquisto. Lo denuncia Bruno Sabella, presidente nazionale e provinciale a Modena dell’Associazione tartufai.</p>
<p><strong>“Arrivano dalla Cina dei tartufi </strong>che non hanno sapore ne’ profumo, sono identici alla varietà del nostro nero pregiato, quello di Norcia, ma venduti a 30 euro al chilo”, spiega Sabella.</p>
<p><strong>“In Italia è proibito vendere </strong>tartufi cinesi, perché il nostro Paese non ha accolto la normativa europea, ma arrivano nel mercato dagli altri Paesi dell’Unione, come tartufi europei”, aggiunge il presidente.</p>
<p><strong>Per risolvere il problema il </strong>presidente propone dunque di “etichettare i tartufi, per indicarne la provenienza”.<br />
L’etichettatura sarà il cuore dell’azione di Sabella qualora diventasse presidente della Federazione europea dei tartufai e tartuficoltori. In ogni caso, il mercato modenese non è in pericolo: “A Modena abbiamo lo Scorzone nero, diverso per forma e sapore dal tartufo nero pregiato- spiega Sabella- il tartufo cinese ha quindi difficoltà ad entrare nel mercato”.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://micoplants.com/articoli/tartufi-cinesi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Morire per i tartufi</title>
		<link>http://micoplants.com/articoli/tartufaie/morire-per-i-tartufi/</link>
		<comments>http://micoplants.com/articoli/tartufaie/morire-per-i-tartufi/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 17:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Ciccone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le tartufaie]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://micoplants.com/articoli/tartufaie/morire-per-i-tartufi/</guid>
		<description><![CDATA[Per un tartufo c&#8217;è chi è disposto anche a uccidere. Succede a Grignan nel sud-est della Francia PARIGI – 800 euro al chilo. È la quotazione raggiunta qui a Grignan dal tartufo nero in questi giorni che precedono le feste natalizie. È da lì forse che si deve tristemente partire per dare una spiegazione a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><br class="spacer_" /></p>
<h2>Per un tartufo c&#8217;è chi è disposto anche a uccidere. Succede a Grignan nel sud-est della Francia</h2>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>PARIGI – 800 euro al chilo. È la quotazione raggiunta qui a Grignan dal <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-11-14/asta-mondiale-tartufo-super-202954.shtml?uuid=AY4jSljC&amp;fromSearch">tartufo nero </a>in questi giorni che precedono le feste natalizie. È da lì forse che si deve tristemente partire per dare una spiegazione a una tragedia, che ha sconvolto questo paesino della Drome, una provincia del Sud-Est della Francia. Dove per un tartufo si può morire. Sul territorio comunale di Grignan si concentra l&#8217;80% dei tartufi neri raccolti in Francia. A lungo ha rappresentato un&#8217;entrata complementare per i numerosi agricoltori della zona.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Ma con la crisi del vino, ormai, costituisce per molti una <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2010-11-15/unottima-annata-tartufo-063926.shtml?uuid=AYJYMojC&amp;fromSearch">risorsa irrinunciabile</a>. Laurent Rambaud, 32 anni, tartuficoltore appassionato, era convinto da tempo che i suoi terreni fossero «visitati» dai ladri del prezioso tubero, sempre più attivi negli ultimi anni. Lunedì sera ha deciso di imbracciare il suo fucile. E di appostarsi. Notte chiara, luna ben visibile, cielo sereno: ideale per un furto nei campi. Lui, il ladro, non si è fatto aspettare: Ernest Pardo, 43 anni, di Saint-Paul-Trois-Chateaux, il paesino accanto. In mano un gancio per tirare su i tartufi. Rambaud ha sparato: lo ha preso alla gamba. Poi alla testa. Questo padre di due bimbi (4 e 12 anni), barelliere nelle ambulanze di professione, è stato ucciso. Per un tartufo a 800 euro al chilo.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Il giorno dopo le strade di Grignan, splendido borgo medievale, sono state invase da oltre 200 persone, quasi tutti agricolotori: lì per difendere Rambaud, l&#8217;assassino. Definito «una brava persona», «di una famiglia onorevole», «un tartuficoltore conosciuto». Ricordando che «i ladri agiscono ormai in tutta impunità» e che «questa cosa doveva accadere». La manifestazione ha scatenato polemiche a non finire, pure a livello nazionale. Intanto, ieri Rambaud, che è pure presidente dei Giovani agricoltori della Drome, è stato incriminato e messo in detenzione provvisoria. I magistrati hanno interrogato anche suo padre e un amico, sospettati di averlo aiutato a nascondere, almeno in un primo momento, il fucile. Quanto a Pardo, era stato visto a più riprese al mercato di Richerenches, il più importante per il tartufo in Francia, che si svolge a una manciata di chilometri da Grignan. «I ladri – spiega Didier Chabert, già presidente dei tartuficoltori del Tricastin – vanno in quel mercato per individuare i più grossi coltivatori. E in seguito passano all&#8217;azione». Tanto più che i commercianti del tubero, in molti casi in arrivo da Parigi, pagano in liquido. E non si fanno troppe domande su chi si ritrovano dinanzi. E su cosa stanno acquistando. «I tartuficoltori stanno organizzando delle ronde per sorvegliare di notte i loro terreni – continua Chabert -. Non sono sempre armati. E, anche in questo caso, si limitano a tirare in aria, per spaventare. Spesso riusciamo a riconoscere i ladri dalle loro auto. E in questo caso ci chiamiamo a vicenda. Ormai ci sono produttori che non dormono più. Aspettano una decina d&#8217;anni che la pianta, necessaria alla coltivazione del tubero, venga su. E in una notte si rovina tutto». Pure Rambaud si lamentava. E alcuni suoi amici gli avevano chiesto se aveva bisogno di aiuto. Lui aveva risposto che poteva fare da solo.</p>
<p><strong>di Leonardo Martinelli</strong></p>
<p> 23 dicembre 2010    </p>
<p><strong>il sole 24 ore</strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://micoplants.com/articoli/tartufaie/morire-per-i-tartufi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Che cosa sono le micorrize?</title>
		<link>http://micoplants.com/faq/che-cosa-sono-le-micorrize/</link>
		<comments>http://micoplants.com/faq/che-cosa-sono-le-micorrize/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 01:18:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lorenzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Faq]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://micoplants.com/faq/che-cosa-sono-le-micorrize/</guid>
		<description><![CDATA[Per micorriza si intende un particolare tipo di associazione simbiotica tra un fungo ed una pianta superiore, localizzata nell&#8217;ambito dell&#8217;apparato radicale del simbionte vegetale, e che si estende, per mezzo delle ife o di strutture più complesse come le rizomorfe, nella rizosfera e nel terreno circostante. Queste simbiosi sono, nella maggior parte dei casi, di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per micorriza si intende un particolare tipo di associazione simbiotica tra un fungo ed una pianta superiore, localizzata nell&#8217;ambito dell&#8217;apparato radicale del simbionte vegetale, e che si estende, per mezzo delle ife o di strutture più complesse come le rizomorfe, nella rizosfera e nel terreno circostante.</p>
<p>Queste simbiosi sono, nella maggior parte dei casi, di tipo mutualistico, per cui i due organismi portano avanti il loro ciclo vitale vivendo a stretto contatto e traendo benefici reciproci, sia di natura nutrizionale che di altro tipo.</p>
<p>Alcuni esempi più conosciuti di simbiosi micorriziche si hanno fra i tartufi e le querce, i porcini e i castagni, oppure tra le orchidee e diverse specie fungine come Rhizoctonia spp.</p>
<p>Oltre alle micorrize, altri esempi di simbiosi mutualistiche si hanno nei licheni (alghe e funghi), nei coralli (alghe e celenterati) e nelle associazioni tra rizobi e leguminose. Le micorrize rappresentano però il tipo di simbiosi (non solo mutualistica) di gran lunga più diffuso in natura: si stima infatti che circa il 90% degli alberi che crescono in foreste temperate partecipi a questo tipo di associazioni. Sono comunque diffuse praticamente in qualsiasi ecosistema terrestre. Ci sono solo 5 famiglie di Angiosperme che sono per la maggior parte NON micorizzate: Cruciferae 87% Cyperaceae 74% Juncaceae 56% Chenopodiaceae 61% Caryophyllaceae 50%</p>
<p>Sembra in effetti che esse abbiano cominciato ad evolversi e diffondersi già con le prime piante terrestri. Sono stati trovati resti fossili che confermano l&#8217;esistenza delle endomicorrize già 450 milioni di anni fa, contemporaneamente all’apparizione dei vegetali sulle terre emerse, e si ritiene che esse siano state fondamentali nel processo di colonizzazione dei continenti.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://micoplants.com/faq/che-cosa-sono-le-micorrize/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>E&#8217; vero che il tartufo è un eccitante?</title>
		<link>http://micoplants.com/faq/e-vero-che-il-tartufo-e-un-eccitante/</link>
		<comments>http://micoplants.com/faq/e-vero-che-il-tartufo-e-un-eccitante/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 01:16:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lorenzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Faq]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://micoplants.com/faq/e-vero-che-il-tartufo-e-un-eccitante/</guid>
		<description><![CDATA[I Romani conoscevano e mangiavano le poco profumate terfezie, o “tartufi della sabbia” provenienti dall’Africa. All’epoca la loro origine rappresentava un enigma, Plinio le inseriva fra le piante prodigiose, e Apicio le proponeva nella sua raccolta di ricette. In Europa, per quasi tutto il Medioevo i tartufi non vennero considerati, ma dalla seconda metà del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> I Romani conoscevano e mangiavano le poco profumate terfezie, o “tartufi della sabbia” provenienti dall’Africa.<br />
All’epoca la loro origine rappresentava un enigma, Plinio le inseriva fra le piante prodigiose, e Apicio le proponeva nella sua raccolta di ricette.<br />
In Europa, per quasi tutto il Medioevo i tartufi non vennero considerati, ma dalla seconda metà del Quattrocento vi fu un’inversione di tendenza.<br />
Questi tuberi, specialmente i neri raccolti lungo gli Appennini, divennero in Italia un cibo ricercato e molto apprezzato dai potenti.<br />
Numerosi fonti indicano che si utilizzavano le scrofe per cercarli, e che erano cotti sotto la cenere o saltati in padella, per essere poi mangiati senza una precisa collocazione durante il pasto. In quel tempo ai tartufi s’iniziarono ad attribuire anche virtù afrodisiaca, e il medico Michele Savonarola li consigliava come alimento ideale per i vecchi che avevano una bella moglie.<br />
Platina, erudito dell’epoca, non solo assegnò al tartufo un alto potere nutritivo, ma lo definì:  “un eccitante della lussuria… servito spesso nei pruriginosi banchetti di uomini ricchi e raffinatissimi che desiderano essere meglio preparati ai piaceri di Venere”.<br />
L’efficacia dei tartufi era così proverbiale da meritare una testimonianza letteraria di Pietro Aretino, riferita ad un vecchio che non riusciva a godere dei piaceri amorosi:<br />
“né per tartuffi, ne per carcioffi, né per lattovari puoté mai drizzare il palo, e se pur l’alzava un poco, tosto ricadeva giuso…”.<br />
Tutti i medici italiani del tempo concordavano sul potere afrodisiaco dei tartufi, e alcuni ciarlatani preparavano e vendevano con lauti guadagni elisir d’amore a base della sua essenza.<br />
I trattati italiani di gastronomia del Seicento parlano del potere rinvigorente del tubero come un fatto scontato, e la sua virtù non viene dimenticate neppure nelle memorie di Casanova.<br />
Secondo Brillat Savarin fino al 1780 il tartufo scarseggiava sopra le mense francesi, ma nel 1825 anno di pubblicazione della Fisiologia del Gusto, grazie alla corroborante fama il suo consumo era ormai diffuso.<br />
In Italia, nella seconda metà dell’Ottocento, Paolo Mantegazza nel libro “Igiene dell’amore”, elencando gli alimenti afrodisiaci, metteva in cima i tartufi. Poiché lo scienziato era il primo italiano a trattare e divulgare argomenti scabrosi, la sua notorietà diventata enorme contribuì a consolidare la fama del tubero.<br />
Negli ultimi decenni del Novecento è stata avanzata un’ipotesi scientifica sulla virtù di stimolante sessuale del tartufo. Secondo questa, il suo odore dovuto soprattutto all’androstenone, sostanza presente anche nel feromone del porco maschio, attirerebbe irresistibilmente le scrofe. Per analogia fra mondo animale e umano, si è ipotizzato che i tartufi avrebbero un effetto eccitante anche sul genere umano. </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://micoplants.com/faq/e-vero-che-il-tartufo-e-un-eccitante/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>TARTUFO re degli eccitanti</title>
		<link>http://micoplants.com/articoli/tartufo/tartufo-re-degli-eccitanti/</link>
		<comments>http://micoplants.com/articoli/tartufo/tartufo-re-degli-eccitanti/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 27 Dec 2010 22:06:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Ciccone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il tartufo]]></category>
		<category><![CDATA[eccitanti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://micoplants.com/?p=197</guid>
		<description><![CDATA[TARTUFO re degli eccitanti  I Romani conoscevano e mangiavano le poco profumate terfezie, o “tartufi della sabbia” provenienti dall’Africa. All’epoca la loro origine rappresentava un enigma, Plinio le inseriva fra le piante prodigiose, e Apicio le proponeva nella sua raccolta di ricette. In Europa, per quasi tutto il Medioevo i tartufi non vennero considerati, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>TARTUFO re degli eccitanti</strong></p>
<p> I Romani conoscevano e mangiavano le poco profumate terfezie, o “tartufi della sabbia” provenienti dall’Africa. <br />
All’epoca la loro origine rappresentava un enigma, Plinio le inseriva fra le piante prodigiose, e <a href="http://www.taccuinistorici.it/newsbrowser.php?news_id=90&amp;news_dove=2">Apicio</a> le proponeva nella sua raccolta di ricette. <br />
In Europa, per quasi tutto il Medioevo i tartufi non vennero considerati, ma dalla seconda metà del Quattrocento vi fu un’inversione di tendenza. <br />
Questi tuberi, specialmente i neri raccolti lungo gli Appennini, divennero in Italia un cibo ricercato e molto apprezzato dai potenti. <br />
Numerosi fonti indicano che si utilizzavano le scrofe per cercarli, e che erano cotti sotto la cenere o saltati in padella, per essere poi mangiati senza una precisa collocazione durante il pasto. In quel tempo ai tartufi s’iniziarono ad attribuire anche virtù afrodisiaca, e il medico Michele Savonarola li consigliava come alimento ideale per i vecchi che avevano una bella moglie. <br />
<a href="http://www.taccuinistorici.it/newsbrowser.php?news_id=1220&amp;news_dove=3">Platina</a>, erudito dell’epoca, non solo assegnò al tartufo un alto potere nutritivo, ma lo definì:  “un eccitante della lussuria… servito spesso nei pruriginosi banchetti di uomini ricchi e raffinatissimi che desiderano essere meglio preparati ai piaceri di Venere”. <br />
L’efficacia dei tartufi era così proverbiale da meritare una testimonianza letteraria di <a href="http://www.taccuinistorici.it/newsbrowser.php?news_id=30&amp;news_dove=3">Pietro Aretino</a>, riferita ad un vecchio che non riusciva a godere dei piaceri amorosi: <br />
“né per tartuffi, ne per carcioffi, né per lattovari puoté mai drizzare il palo, e se pur l’alzava un poco, tosto ricadeva giuso…”. <br />
Tutti i medici italiani del tempo concordavano sul potere afrodisiaco dei tartufi, e alcuni ciarlatani preparavano e vendevano con lauti guadagni elisir d’amore a base della sua essenza. <br />
I trattati italiani di gastronomia del Seicento parlano del potere rinvigorente del tubero come un fatto scontato, e la sua virtù non viene dimenticate neppure nelle memorie di <a href="http://www.taccuinistorici.it/newsbrowser.php?news_id=209&amp;news_dove=3">Casanova</a>. <br />
Secondo <a href="http://www.taccuinistorici.it/newsbrowser.php?news_id=381&amp;news_dove=4">Brillat Savarin</a> fino al 1780 il tartufo scarseggiava sopra le mense francesi, ma nel 1825 anno di pubblicazione della Fisiologia del Gusto, grazie alla corroborante fama il suo consumo era ormai diffuso. <br />
In Italia, nella seconda metà dell’Ottocento, Paolo Mantegazza nel libro “Igiene dell’amore”, elencando gli alimenti afrodisiaci, metteva in cima i tartufi. Poiché lo scienziato era il primo italiano a trattare e divulgare argomenti scabrosi, la sua notorietà diventata enorme contribuì a consolidare la fama del tubero. <br />
Negli ultimi decenni del Novecento è stata avanzata un’ipotesi scientifica sulla virtù di stimolante sessuale del tartufo. Secondo questa, il suo odore dovuto soprattutto all’androstenone, sostanza presente anche nel feromone del porco maschio, attirerebbe irresistibilmente le scrofe. Per analogia fra mondo animale e umano, si è ipotizzato che i tartufi avrebbero un effetto eccitante anche sul genere umano. </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://micoplants.com/articoli/tartufo/tartufo-re-degli-eccitanti/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Tartufo da 100mila euro ad asta mondiale</title>
		<link>http://micoplants.com/articoli/tartufo-da-100mila-euro-ad-asta-mondiale/</link>
		<comments>http://micoplants.com/articoli/tartufo-da-100mila-euro-ad-asta-mondiale/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 27 Dec 2010 21:56:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Ciccone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[agenzia]]></category>
		<category><![CDATA[ansa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://micoplants.com/?p=189</guid>
		<description><![CDATA[Il sito Internet dell&#8217;Agenzia ANSA Tartufo da 100mila euro ad asta mondiale Acquistato da imprenditore piemontese, raccolti 305 mila euro (ANSA) &#8211; CUNEO, 14 NOV &#8211; Ammonta a 305 mila euro il ricavato dell&#8217;asta mondiale del tartufo bianco d&#8217;Alba che si e&#8217; tenuta al castello di Grinzane Cavour. L&#8217;imprenditore cuneese Antonio Bertolotto si e&#8217; aggiudicato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><a title="ANSA.it" href="http://www.ansa.it/"></a><strong>Il sito Internet dell&#8217;Agenzia ANSA</strong></h1>
<form enctype="application/x-www-form-urlencoded">
<h1>Tartufo da 100mila euro ad asta mondiale</h1>
<h2>Acquistato da imprenditore piemontese, raccolti 305 mila euro</h2>
<p>(ANSA) &#8211; CUNEO, 14 NOV &#8211; Ammonta a 305 mila euro il ricavato dell&#8217;asta mondiale del tartufo bianco d&#8217;Alba che si e&#8217; tenuta al castello di Grinzane Cavour. L&#8217;imprenditore cuneese Antonio Bertolotto si e&#8217; aggiudicato per 100mila euro uno dei pezzi piu&#8217; pregiati. Ne regalera&#8217; metà al Papa e metà all&#8217;imprenditore Michele Ferrero, come simbolo dell&#8217;imprenditoria italiana.<br />
L&#8217;asta si e&#8217; tenuta in collegamento via satellite con Hong Kong, dove e&#8217; stato battuto un tartufo da 936 grammi che e&#8217; stato aggiudicato per 105 mila euro.</p>
</form>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://micoplants.com/articoli/tartufo-da-100mila-euro-ad-asta-mondiale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il tartufo bianco elogiato da Il Sole 24 Ore</title>
		<link>http://micoplants.com/articoli/il-tartufo-bianco-elogiato-da-il-sole-24-ore/</link>
		<comments>http://micoplants.com/articoli/il-tartufo-bianco-elogiato-da-il-sole-24-ore/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 27 Dec 2010 21:54:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Ciccone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://micoplants.com/?p=187</guid>
		<description><![CDATA[Il tartufo bianco pentro elogiato da Il Sole 24 Ore Il tartufo bianco pentro elogiato da Il Sole 24 Ore Ambiente - Territorio Lunedì 22 Novembre 2010 22:17 “Una miniera d’oro di tartufi bianchi”. Così uno dei quotidiani economici più prestigiosi di Italia definisce il Molise, o meglio il territorio ai lati della valle del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<tbody>
<tr>
<td width="100%">
<p><strong><a href="http://www.futuromolise.net/ambiente/territorio/2531-il-tartufo-bianco-pentro-elogiato-dal-il-sole-24-ore.html">Il tartufo bianco pentro elogiato da Il Sole 24 Ore</a> </strong></p>
</td>
</tr>
</tbody>
<table border="0" cellspacing="5" cellpadding="0" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td width="100%">
<p><strong><a href="http://www.futuromolise.net/ambiente/territorio/2531-il-tartufo-bianco-pentro-elogiato-dal-il-sole-24-ore.html">Il tartufo bianco pentro elogiato da Il Sole 24 Ore</a> </strong></p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><br class="spacer_" /></p>
<table border="0" cellspacing="5" cellpadding="0" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td>
<p><a href="http://www.futuromolise.net/ambiente.html">Ambiente </a>- <a href="http://www.futuromolise.net/ambiente/territorio.html">Territorio </a></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">
<p>Lunedì 22 Novembre 2010 22:17</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">
<p><a title="Tartufi bianchi" href="http://www.futuromolise.net/images/stories/Economia/Agroalimentare/Tartufi_bianchi.jpg" target="_blank"></a>“Una miniera d’oro di tartufi bianchi”. Così uno dei quotidiani economici più prestigiosi di Italia definisce il Molise, o meglio il territorio ai lati della valle del Sangro. “San Pietro Avellana (Is) – scrivono sulle pagine de Il Sole 24ore  &#8211; è diventato negli ultimi anni, con Acqualagna e Alba, il mercato più vivo”. <br />
È la seconda volta che il quotidiano italiano dedica spazio al territorio molisano, e lo fa, portando alla ribalta nazionale la specialità più ‘conosciuta e cara’ della provincia di Isernia.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>“Non esiste un tartufo nordista e un tartufo sudista, ma il bianco, il fungo ipogeo più conosciuto”, afferma ancora il giornalista che, nel suo “viaggio alla ricerca del tartufo bianco ‘ritrovato”, insieme a quello piemontese, umbro e toscano annovera tra i migliori proprio il “Tuber magnatum pico”, prodotto nella provincia pentra. Condizioni climaticamente vantaggiose e la presenza di alberi con cui il tartufo vive in simbiosi sono, secondo l’articolista, i presupposti ideali per la presenza di tale specie.</p>
<p>“Si tratta di risultati tangibili – ha affermato con soddisfazione l’assessore provinciale all’Agroindustria (Sviluppo e Produzione tartuficola) Francesco Del Basso – grazie all’azione, fortemente voluta dal presidente Luigi Mazzuto, e che l’Amministrazione provinciale di Isernia sta portando avanti da tempo, prima con la partecipazione alla Mostra mercato di Alba, poi a Milano, in vista di Expo 2015, finalmente il tartufo molisano sta acquistando la visibilità che merita. Mai come quest’anno, grazie anche ad un proficuo lavoro di sinergia con il settore ambiente della Provincia di Isernia, con il consigliere Antonio Tedeschi e con l’ing. Pasqualino De Benedictis, abbiamo ottenuto finalmente delle risposte positive”.</p>
<p>Un’ampia operazione di marketing, ha voluto ricordare l’assessore, che grazie all’Associazione Nazionale ‘Città del Tartufo’, di cui la Provincia di Isernia ha la vicepresidenza, non è pesata per nulla sulle tasche dell’Ente di Via Berta.</p>
<p>Intanto quest’azione di promozione del pregiato ‘frutto della terra’ continua e vedrà la partecipazione di Isernia, sabato e domenica prossima, alla 40^ edizione della Fiera del Tartufo di San Miniato in Toscana.</p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<tbody>
<tr>
<td>
<p><a href="http://www.futuromolise.net/ambiente.html">Ambiente </a>- <a href="http://www.futuromolise.net/ambiente/territorio.html">Territorio </a></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">
<p>Lunedì 22 Novembre 2010 22:17</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">
<p><a title="Tartufi bianchi" href="http://www.futuromolise.net/images/stories/Economia/Agroalimentare/Tartufi_bianchi.jpg" target="_blank"></a><a title="Tartufi bianchi" href="http://www.futuromolise.net/images/stories/Economia/Agroalimentare/Tartufi_bianchi.jpg" target="_blank"></a>“Una miniera d’oro di tartufi bianchi”. Così uno dei quotidiani economici più prestigiosi di Italia definisce il Molise, o meglio il territorio ai lati della valle del Sangro. “San Pietro Avellana (Is) – scrivono sulle pagine de Il Sole 24ore  &#8211; è diventato negli ultimi anni, con Acqualagna e Alba, il mercato più vivo”. <br />
È la seconda volta che il quotidiano italiano dedica spazio al territorio molisano, e lo fa, portando alla ribalta nazionale la specialità più ‘conosciuta e cara’ della provincia di Isernia.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>“Non esiste un tartufo nordista e un tartufo sudista, ma il bianco, il fungo ipogeo più conosciuto”, afferma ancora il giornalista che, nel suo “viaggio alla ricerca del tartufo bianco ‘ritrovato”, insieme a quello piemontese, umbro e toscano annovera tra i migliori proprio il “Tuber magnatum pico”, prodotto nella provincia pentra. Condizioni climaticamente vantaggiose e la presenza di alberi con cui il tartufo vive in simbiosi sono, secondo l’articolista, i presupposti ideali per la presenza di tale specie.</p>
<p>“Si tratta di risultati tangibili – ha affermato con soddisfazione l’assessore provinciale all’Agroindustria (Sviluppo e Produzione tartuficola) Francesco Del Basso – grazie all’azione, fortemente voluta dal presidente Luigi Mazzuto, e che l’Amministrazione provinciale di Isernia sta portando avanti da tempo, prima con la partecipazione alla Mostra mercato di Alba, poi a Milano, in vista di Expo 2015, finalmente il tartufo molisano sta acquistando la visibilità che merita. Mai come quest’anno, grazie anche ad un proficuo lavoro di sinergia con il settore ambiente della Provincia di Isernia, con il consigliere Antonio Tedeschi e con l’ing. Pasqualino De Benedictis, abbiamo ottenuto finalmente delle risposte positive”.</p>
<p>Un’ampia operazione di marketing, ha voluto ricordare l’assessore, che grazie all’Associazione Nazionale ‘Città del Tartufo’, di cui la Provincia di Isernia ha la vicepresidenza, non è pesata per nulla sulle tasche dell’Ente di Via Berta.</p>
<p>Intanto quest’azione di promozione del pregiato ‘frutto della terra’ continua e vedrà la partecipazione di Isernia, sabato e domenica prossima, alla 40^ edizione della Fiera del Tartufo di San Miniato in Toscana.</p>
</td>
</tr>
</tbody>
<p><br class="spacer_" /></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://micoplants.com/articoli/il-tartufo-bianco-elogiato-da-il-sole-24-ore/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Mico Plants presente a Flormart 2010</title>
		<link>http://micoplants.com/eventi/mico-plants-presente-a-flormart-2010/</link>
		<comments>http://micoplants.com/eventi/mico-plants-presente-a-flormart-2010/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 27 Dec 2010 21:49:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Ciccone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[espositori]]></category>
		<category><![CDATA[flormart]]></category>
		<category><![CDATA[florviva]]></category>
		<category><![CDATA[giardinaggio]]></category>
		<category><![CDATA[visitatori]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://micoplants.com/?p=185</guid>
		<description><![CDATA[Mico Plants presente a Flormart 2010 Il mondo del florovivaismo è a Padova, dal 9 all’11 Settembre.   Flormart 2010 In Italia il florovivaismo, che con il 23% della produzione europea rappresenta una delle espressioni più qualificate dell&#8217;agricoltura italiana, trova la sua identità commerciale nel Flormart, il Salone Internazionale del Florovivaismo e Giardinaggio, rassegna di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>Mico Plants presente a Flormart 2010</h1>
<h2>Il mondo del florovivaismo è a Padova, dal 9 all’11 Settembre.</h2>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td width="100%">
<p><a title="Flormart 2010" href="http://www.fertirrigazione.it/indi/_pics/7/8/Flormart%202010_4784361958.jpg"><strong> </strong></a></p>
<p>Flormart 2010</p>
<p>In Italia il <strong>florovivaismo</strong>, che con il 23% della produzione europea rappresenta una delle espressioni più qualificate dell&#8217;agricoltura italiana, trova la sua identità commerciale nel <strong>Flormart</strong>, il <strong>Salone Internazionale del Florovivaismo e Giardinaggio</strong>, rassegna di riferimento dell&#8217;Europa Mediterranea.<br />
<strong>Dal 9 all&#8217;11 settembre 2010, in Fiera a Padova</strong>, nel cuore del Nord Est, che nel settore florovivaistico conta circa 1.800 aziende attive e rimane l&#8217;area di riferimento del consumo, Flormart è lo strumento di mercato che coniuga le esigenze commerciali degli espositori con le proposte di innovazione attese dal mercato: nella stessa sede, per tre giorni, espositori italiani ed esteri e operatori provenienti da tutta Europa sviluppano ed incrementano il loro business attraverso l&#8217;incontro di una vasta offerta di prodotti e le richieste e le aspettative di novità e tendenza.</p>
<p><strong>CHI SONO GLI ESPOSITORI</strong><br />
Floricoltori; vivaisti per esterno e di piante ornamentali; Produttori e distributori di accessori, articoli e forniture per fioristi; Produttori e distributori di impianti e tecnologie per la coltivazione; Prodotti professionali; Produttori e distributori di macchine e attrezzature per la manutenzione del verde pubblico e privato; Produttori di arredamenti da esterno; Aziende di services e consulenza; Editoria specializzata.<br />
<strong>CHI SONO I VISITATORI</strong><br />
Vivaisti; Giardinieri; Manutentori del verde; Paesaggisti; Gestori del verde pubblico e privato; Garden center; Giardini storici; Appaltatori del verde; Grande distribuzione organizzata; Costruttori delle opere a verde; Forestazione; Urbanistica; Parchi divertimento e parchi gioco; Campi da golf; Orti botanici.</p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://micoplants.com/eventi/mico-plants-presente-a-flormart-2010/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Scoperto il Dna del Tartufo</title>
		<link>http://micoplants.com/articoli/scoperto-il-dna-del-tartufo/</link>
		<comments>http://micoplants.com/articoli/scoperto-il-dna-del-tartufo/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 27 Dec 2010 21:45:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Ciccone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[biologia]]></category>
		<category><![CDATA[cnr]]></category>
		<category><![CDATA[dna]]></category>
		<category><![CDATA[funghi]]></category>
		<category><![CDATA[genoma]]></category>
		<category><![CDATA[genoscope]]></category>
		<category><![CDATA[inra]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://micoplants.com/?p=183</guid>
		<description><![CDATA[Scoperto il Dna del Tartufo Svelato il genoma del tartufo nero. Completato il genoma del tartufo nero Tuber melanosporum, grazie a una rete di ricerca franco-italiana, coordinata dal Centro INRA di Nancy, da CNR-Università di Torino e dall’Università di Parma. I risultati pubblicati su Nature E’ stato determinata la prima sequenza genomica di un fungo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Scoperto il Dna del Tartufo</h2>
<p align="center">Svelato il genoma del tartufo nero.</p>
<p>Completato il genoma del tartufo nero Tuber melanosporum, grazie a una rete di ricerca franco-italiana, coordinata dal Centro INRA di Nancy, da CNR-Università di Torino e dall’Università di Parma. I risultati pubblicati su Nature E’ stato determinata la prima sequenza genomica di un fungo commestibile, il tartufo nero Tuber melanosporum. Oltre ad un enorme avanzamento delle conoscenze sulla biologia di questi funghi, i risultati ottenuti permettono di tracciare i tartufi sulla base della loro provenienza e dunque offrono un fondamentale strumento per valorizzare, salvaguardare, conservare e favorire la riproduzione di questo prodotto, certificandolo e contrastando le frodi.Il sequenziamento del genoma è stato analizzato e interpretato grazie all’analisi dettagliata condotta presso Génoscope, il centro di ricerca francese dedicato ai sequenziamenti genomici, da un consorzio di 50 ricercatori francesi e italiani, costituito a Torino nel 2007, composto da gruppi del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Torino e Perugia e delle Università di Parma, Torino, Bologna, L’Aquila , Roma Sapienza e Urbino  e coordinato da Francis Martin, direttore del laboratorio di  ‘Ecogenomics of Interactions’ dell’INRA di Nancy. La ricerca apre nuovi scenari sulla biologia di questo misterioso e prezioso ‘tubero’, spiegando i processi e i meccanismi evolutivi che portano alla sua formazione in simbiosi con le radici di alcune piante. I tartufi, come molti funghi, producono sulle radici delle loro piante ospiti strutture caratteristiche (micorrize) essenziali per il loro ciclo vitale, e che conferiscono al corpo fruttifero particolari caratteristiche organolettiche. La scelta del tartufo nero è stata dettata dalla sua importanza agro-alimentare e culturale per molti paesi mediterranei, Italia e Francia in particolare. “I risultati più sorprendenti dell’indagine sono in primo luogo quantitativi”, spiega Paola Bonfante, ricercatrice dell’Istituto per la Protezione delle Piante del Cnr e dell’Università di Torino. “Il genoma del tartufo nero è il più grande tra quelli dei funghi finora sequenziati, con 125 milioni di coppie di basi. Responsabili di questa dimensione del DNA sono sequenze ripetute di alcuni elementi genetici mobili (trasposoni), che rappresentano il 58% dell’intero genoma. I geni che codificano per proteine sono 7.500, di cui circa 6.000 trovano corrispondenza in altri funghi. Tuttavia, diverse centinaia di geni del tartufo sono unici e svolgono un ruolo fondamentale nella formazione del corpo fruttifero e della relazione simbiotica con la pianta ospite”. Il genoma del Tuber è stato confrontato con quello di Laccaria bicolor, appartenente ad un gruppo di funghi diverso e già sequenziato dal gruppo di Martin. “Si sono evidenziate forti differenze nel modo in cui i due simbionti dialogano con le piante ospiti: ciò suggerisce che la simbiosi micorrizica abbia seguito strade evolutive diverse”, aggiunge Simone Ottonello dell’Università di Parma. Al di là e dell’interesse accademico e delle nuove conoscenze biologiche, il genoma di Tuber melanosporum fornisce preziose informazioni applicative per le tecniche di tartuficoltura, il cui valore economico diretto e indiretto è prezioso nelle aree di provenienza (Umbria, Marche e altre regioni del centro-nord per l’Italia, Perigord e Provenza per la Francia). “La sequenza genomica mette a disposizione migliaia di marcatori genetici che verranno impiegati per evidenziare polimorfismi genetici (sequenze diagnostiche di DNA) nei tartufi provenienti da diverse zone”, spiega ancora Bonfante, “e le impronte genetiche così ottenute permetteranno di tracciare i tartufi sulla base della provenienza, fornendo una sorta di certificazione del prodotto da usare anche come strumento anti-frode, nel senso della tutela prevista dalla legge 752 del 1985”. “I marcatori genetici forniscono anche informazioni essenziali sulle regioni del genoma responsabili dell’aroma, così apprezzato”, spiega Ottonello. “Si potrà, entro breve tempo, definire un profilo genetico-molecolare che coniughi origine geografica e profumo dei tartufi neri, identificando le regioni polimorfiche e i geni che codificano gli enzimi responsabili della formazione dei composti volatili. L’analisi della sequenza genomica ha inoltre evidenziato il ridottissimo potenziale allergenico dei tartufi e l’assenza delle principali vie metaboliche responsabili della formazione delle micotossine”. Grazie a queste informazioni, la tartuficoltura potrà selezionare individui geneticamente caratterizzati con tratti organolettici particolarmente pregiati.Completato il sequenziamento del genoma del tartufo nero, grazie a una rete di ricerca Franco-Italiana, coordinata in Francia dal Centro INRA di Nancy e in Italia dai gruppi CNR – Università di Torino e Università di Parma.I risultati pubblicati su Nature (Francis Martin, Annegret Kohler, Claude Murat, Raffaella Balestrini, Pedro M. Coutinho, Olivier Jaillon, Barbara Montanini, Emmanuelle Morin, Benjamin Noel, Riccardo Percudani et al. (2010) Périgord black truffle genome uncovers evolutionary origins and mechanisms of symbiosis.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://micoplants.com/articoli/scoperto-il-dna-del-tartufo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Devastate 7 tartufaie</title>
		<link>http://micoplants.com/articoli/devastate-7-tartufaie/</link>
		<comments>http://micoplants.com/articoli/devastate-7-tartufaie/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 27 Dec 2010 21:40:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Ciccone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[colture]]></category>
		<category><![CDATA[reti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://micoplants.com/?p=181</guid>
		<description><![CDATA[Castelvecchio. Devastate 7 tartufaie, danni per oltre 230mila euro     CASTELVECCHIO. In poco più di due mesi sono state razziate sette tartufaie contenenti almeno 1.200 piantine. I colpi sono stati messi a segno a Tione degli Abruzzi, Secinaro, Castelvecchio Subequo, Castel di Ieri, Raiano e Molina Aterno. Ladri che si sono mossi sempre con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Castelvecchio. Devastate 7 tartufaie, danni per oltre 230mila euro</strong></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em> <strong>CASTELVECCHIO. </strong>In poco più di due mesi sono state razziate sette tartufaie contenenti almeno 1.200 piantine. I colpi sono stati messi a segno a Tione degli Abruzzi, Secinaro, Castelvecchio Subequo, Castel di Ieri, Raiano e Molina Aterno. Ladri che si sono mossi sempre con le stesse modalità tagliando le reti di protezione e depredando le coltivazioni con delle zappe. <br />
Il tutto per oltre 230mila euro tra valore sottratto ai legittimi proprietari e danni alle colture. Una cifra facilmente raggiungibile se si conta che un kg di tartufi sta sulle 300 euro. Inoltre i raid hanno comportato la distruzione di molte piantine che non produrranno per almeno tre anni. <br />
Un mancato incasso per i proprietari che hanno denunciato ai carabinieri il furto subito. In molti puntano il dito contro una banda locale che agirebbe nelle prime ore dell’alba e sfruttando la buona conoscenza dei luoghi per sfuggire ai controlli. Indagano i carabinieri. (f.c.)</p>
<p><em>18 dicembre 2010</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://micoplants.com/articoli/devastate-7-tartufaie/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Finalmente i contrbuti per la tartuficoltura</title>
		<link>http://micoplants.com/articoli/finalmente-i-contrbuti-per-la-tartuficoltura/</link>
		<comments>http://micoplants.com/articoli/finalmente-i-contrbuti-per-la-tartuficoltura/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 30 Jan 2010 16:12:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Ciccone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[arssa]]></category>
		<category><![CDATA[contributi]]></category>
		<category><![CDATA[forestazione]]></category>
		<category><![CDATA[geopedologici]]></category>
		<category><![CDATA[Regione]]></category>
		<category><![CDATA[vegetazionali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://micoplants.com/?p=178</guid>
		<description><![CDATA[Approvato finalmente dalla Regione i contributi per la tartuficoltura  anche se molto vincolante – REALIZZAZIONE DI IMPIANTI PURI O MISTI DI PIANTE FORESTALI MICORRIZATE- Sono ammissibili al sostegno della presente Azione impianti di essenze forestali autoctone micorrizate con funghi del genere Tuber, adatte alla stazione di impianto, da realizzarsi nelle aree vocate così come individuate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Approvato finalmente dalla Regione i contributi per la tartuficoltura  anche se molto vincolante </span></strong></p>
<p><strong></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">–</span></strong><strong><span style="text-decoration: underline;"> REALIZZAZIONE DI IMPIANTI PURI O MISTI DI PIANTE FORESTALI MICORRIZATE- </span></strong></p>
<p>Sono ammissibili al sostegno della presente Azione impianti di essenze forestali autoctone</p>
<p>micorrizate con funghi del genere Tuber, adatte alla stazione di impianto, da realizzarsi nelle</p>
<p>aree vocate così come individuate nella “Carta della vocazionalità tartuficola della Regione</p>
<p>Abruzzo” in scala 1:100.000 realizzata dall’ARSSA nell’ambito del progetto co-finanziato dal</p>
<p>Servizio Foreste della Regione Abruzzo (L.R. 28/94 e s.m.i “Interventi di Forestazione e</p>
<p>Valorizzazione Ambientale” – Programma triennio 2004-2006), previa verifica dei caratteri</p>
<p>geopedologici e climatico-vegetazionali della stazione. Trattandosi di impianti specializzati,</p>
<p>al fine di valutare l’attitudine alla tartuficoltura è richiesta l’analisi dettagliata del suolo,</p>
<p>eseguita da laboratori specializzati.</p>
<p>Per gli interventi localizzati in aree non rappresentate nella cartografia di cui sopra la</p>
<p>realizzazione degli impianti è ammissibile a finanziamento a condizione che risulti</p>
<p>comprovata in sede progettuale, per la stessa zona e per terreni con caratteristiche chimico-fisiche</p>
<p>e di esposizione e pendenza analoghe a quelle del sito di impianto, la presenza di</p>
<p>impianti tartufigeni produttivi. A tal fine dovrà essere prodotta in sede di progettazione</p>
<p>dell’intervento idonea attestazione nella quale tale requisito è dimostrato anche sulla base</p>
<p>delle analisi del suolo e comparazione dei risultati delle stesse.</p>
<p>La scelta delle specie forestali simbionti delle diverse specie di tartufo coltivabili deve</p>
<p>essere effettuata in funzione delle caratteristiche climatiche ed edafiche del luogo di impianto,</p>
<p>avvalendosi delle indicazioni in tal senso derivanti dall’osservazione delle tartufaie naturali</p>
<p>eventualmente esistenti nella zona prescelta. Le piante simbionti devono appartenere a specie</p>
<p>autoctone. E’ ammessa la realizzazione di impianti misti di due o più specie, consociando</p>
<p>specie meno longeve con entrata in produzione precoce con specie che pur entrando in</p>
<p>produzione più tardi risultano più longeve, secondo moduli di impianto che facilitino</p>
<p>l’esecuzione delle operazioni colturali.</p>
<p>Nella costituzione delle tartufaie coltivate si dovranno utilizzare piantine micorrizate di</p>
<p>buona qualità, robuste e sane, con buon equilibrio fra la parte aerea e la parte ipogea, con</p>
<p>apparato radicale ben sviluppato, ramificato e senza malformazioni. Le piantine devono</p>
<p>possedere un buon grado di micorrizazione e deve essere garantita la specie di tartufo</p>
<p>inoculata. Le caratteristiche di cui sopra devono risultare da apposita certificazione o</p>
<p>attestazione.</p>
<p>La scelta del tartufo simbionte deve essere effettuata in funzione della flora micologica</p>
<p>ipogea presente nella zona d’impianto e sulla base dei caratteri pedologici di quest’ultima.</p>
<p>Al fine di favorire la rapida colonizzazione del terreno da parte del micelio e</p>
<p>contemporaneamente evitare di ridurre lo spazio a disposizione degli apparati radicali la</p>
<p>densità di impianto massima ammissibile è di 400 piante per ettaro, corrispondente ad un</p>
<p>sesto di 5&#215;5 ml. Minori densità sono comunque ammesse in relazione alla qualità del terreno,</p>
<p>della specie arborea, della specie di tartufo simbionte e vanno adeguatamente giustificate in</p>
<p>sede di progettazione dell’impianto. In ogni caso non sono ammesse densità inferiori a 200</p>
<p>piante/ha.</p>
<p>Nella progettazione degli impianti dovranno essere previste anche le operazioni di</p>
<p>potatura e gli eventuali interventi di diradamento.</p>
<p>I terreni imboschiti per la formazione di impianti di piante forestali micorrizate sono</p>
<p>assimilati, in relazione alla reversibilità dell’uso del suolo, alla tipologia A (IFM –</p>
<p>Imboschimenti a funzioni multiple) e sono quindi da considerarsi boschi permanenti. Saranno</p>
<p>quindi assoggettati alle norme forestali e pertanto tutelati dalle leggi sulle foreste e sul</p>
<p>paesaggio, con segnalazione all’U.T.E. di zona del cambio di destinazione d’uso da terreno</p>
<p>agricolo a bosco. Non è perciò permessa la loro “trasformazione”, ossia l’eliminazione delle</p>
<p>piante poste a dimora per cambiarne la destinazione d’uso, fatti salvi i casi previsti dalle</p>
<p>vigenti norme in materia.</p>
<p> 4.4 INTERVENTI NON AMMISSIBILI</p>
<p>Non sono ammissibili al sostegno:</p>
<ul>
<li>· le superfici coltivate a prato permanente, prato pascolo e pascolo e le praterie di vetta;</li>
<li>· le superfici percorse da incendio secondo quanto previsto dalla Legge 353/2000;</li>
<li>· le superfici nelle quali è stato introdotto un regime sodivo in attuazione di specifiche</li>
</ul>
<p>Misure previste dalla PAC;</p>
<ul>
<li>· gli impianti finalizzati alla produzione di alberi di Natale</li>
</ul>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Gli impianti di specie forestali micorrizate (Tipologia C – IPM) saranno ammissibili a</p>
<p>finanziamento se realizzati nelle zone specificamente vocate come rappresentate negli studi e</p>
<p>nelle relative cartografie sulla vocazionalità del territorio regionale alla produzione di tartufi</p>
<p>(Regione Abruzzo/ARSSA 2005-2009). Per gli interventi localizzati in aree non rappresentate</p>
<p>nelle cartografie di cui sopra la realizzazione degli impianti è ammissibile a finanziamento a</p>
<p>condizione che risulti comprovata in sede progettuale, per la stessa zona e per terreni con</p>
<p>caratteristiche chimico-fisiche e di esposizione e pendenza analoghe a quelle del sito di</p>
<p>impianto, la presenza di impianti tartufigeni produttivi e/o di tartufaie naturali.</p>
<p>L’utilizzo di materiale di riproduzione e/o propagazione geneticamente modificato non è</p>
<p>ammesso per nessuna delle tipologie di intervento individuate.</p>
<p>Inoltre, la selezione delle aree da rimboschire, per tutte le tipologie di imboschimento</p>
<p>considerate, avverrà sulla base di criteri di idoneità delle diverse tipologie di impianto</p>
<p>considerate in relazione alle caratteristiche pedo-climatiche e di criteri di compatibilità delle</p>
<p>associazioni vegetali rispetto al climax. Tali zone, inoltre dovranno rivestire un carattere di</p>
<p>idoneità all’imboschimento per motivi ambientali, quali la protezione contro l’erosione o</p>
<p>l’estensione della massa forestale per attenuare il cambiamento climatico.</p>
<p>8 REQUISITI DI AMMISSIBILITA E DEFINIZIONI</p>
<p>Le richieste di finanziamento saranno ritenute ammissibili a condizione che:</p>
<p>1. I terreni oggetto degli interventi siano di proprietà o detenuti nelle forme consentite</p>
<p>dalla normativa vigente e siano in ogni caso nella piena disponibilità del richiedente per tutto</p>
<p>il tempo necessario alla corretta esecuzione degli interventi e al mantenimento dei vincoli di</p>
<p>destinazione e inalienabilità. Per tale motivo, se il richiedente non è proprietario dei terreni</p>
<p>interessati dagli interventi in progetto, dovrà produrre: a) copia dell’atto attestante il</p>
<p>possesso, regolarmente registrato e della durata residua almeno pari al tempo necessario a</p>
<p>portare a termine i lavori previsti e a garantire il mantenimento degli impegni assunti; b)</p>
<p>qualora nell’atto di cui sopra non sia espresso esplicitamente, atto di assenso del proprietario</p>
<p>alla realizzazione dell’intervento. Per le terre civiche si applica quanto previsto dall’articolo</p>
<p>16 della Legge Regionale 03.03.1988 n. 25 “Norme in materia di usi civici e gestione delle terre</p>
<p>civiche &#8211; Esercizio delle funzioni amministrative”.</p>
<p>2. Si utilizzino, per le operazioni di rimboschimento, specie caratteristiche della zona</p>
<p>fitoclimatica di impianto ed idonee alle condizioni pedologiche e microclimatiche dei terreni</p>
<p>oggetto di intervento, prioritariamente autoctone. La provenienza dovrà essere</p>
<p>opportunamente attestata dal fornitore dei materiali utilizzati.</p>
<p>3. Gli interventi di imboschimento sono altresì ammissibili a finanziamento, per le diverse</p>
<p>tipologie, qualora l’estensione delle superfici interessate sia compresa entro i limiti di seguito</p>
<p>specificati.</p>
<p>C) Impianti puri o misti di piante forestali micorrizate – IPM.</p>
<p>La superficie di intervento deve avere estensione minima pari a 0,5 ettari e larghezza</p>
<p>sempre superiore a ml 20; gli impianti si possono realizzare su un unico corpo oppure su</p>
<p>corpi diversi. In tale evenienza ogni singolo perimetro imboschito dovrà sempre avere</p>
<p>estensione pari o superiore a 0,5 ha e larghezza superiore a ml 20. Nel caso in cui, al fine di</p>
<p>conseguire il requisito di accesso, venga progettato di collegare più particelle agricole aventi</p>
<p>estensione inferiore a quella richiesta, gli elementi di collegamento da imboschire potranno</p>
<p>essere presi in considerazione solo se aventi larghezza superiore a m 20.</p>
<p>La superficie massima ammissibile per singolo progetto è stabilita in ettari 05,00 per</p>
<p>richiedente. Gli interventi interessanti una superficie superiore, per la quota di superficie</p>
<p>eccedente i cinque ettari dovranno essere oggetto di altra progettazione specifica: ad essa</p>
<p>saranno applicate le riduzioni di punteggio previste nell’apposito paragrafo del presente</p>
<p>bando.</p>
<p>Al fine di attuazione della presente misura, si adottano le definizioni di seguito riportate .</p>
<p>FORESTA: area di dimensioni superiori a 0,5 ettari, con alberi di oltre cinque metri di altezza e</p>
<p>aventi una copertura superiore al 10% o in grado di raggiungere tali valori in situ. Non rientrano in</p>
<p>questa definizione i terreni ad uso prevalentemente agricolo o urbanistico. Sono comprese nella</p>
<p>definizione di foresta le zone in via di rimboschimento che non hanno ancora raggiunto una copertura</p>
<p>arborea del 10% e i cui alberi hanno un’altezza inferiore a cinque metri, come pure le zone</p>
<p>temporaneamente disboscate per effetto dell’azione umana o di cause naturali e di cui si prevede la</p>
<p>ricostituzione. Fanno parte della foresta le strade forestali, le fasce parafuoco e altre radure di</p>
<p>dimensioni limitate. Si considerano come foreste quelle incluse nei parchi nazionali, nelle riserve</p>
<p>naturali e in altre zone protette quali le zone di particolare interesse scientifico, storico, culturale o</p>
<p>spirituale. Sono assimilate alla foresta le barriere frangivento, le fasce protettive e i corridoi di alberi di</p>
<p>larghezza superiore a venti metri e con una superficie superiore a 0,5 ettari. La definizione di foresta</p>
<p>comprende le piantagioni arboree realizzate a fini essenzialmente protettivi. Ne sono invece escluse le</p>
<p>formazioni arboree facenti parte di sistemi di produzione agricola, come i frutteti, o di sistemi</p>
<p>agroforestali. Sono parimenti esclusi i parchi e giardini urbani.</p>
<p>ZONA BOSCHIVA: area non classificata come “foresta”, di dimensioni superiori a 0,5 ettari, con</p>
<p>alberi di oltre cinque metri di altezza e aventi una copertura del 5-10% o in grado di raggiungere tali</p>
<p>valori in situ, oppure con copertura mista di arbusti, cespugli e alberi superiore al 10%. Non rientrano</p>
<p>in questa definizione i terreni ad uso prevalentemente agricolo o urbanistico.</p>
<p>TERRENO AGRICOLO. Sono terreni agricoli per i quali è ammesso il contributo</p>
<p>all&#8217;imboschimento: le superfici destinate a seminativi, produzione di ortaggi; le superfici già coltivate a</p>
<p>colture legnose agrarie, con esclusione dei pioppeti, degli oliveti specializzati (minimo 100 piante per</p>
<p>ha) e di altri impianti di arboricoltura da legno. Tali superfici devono risultare coltivate nei tre anni</p>
<p>precedenti la presentazione della domanda di aiuto. Sono ammissibili agli aiuti i seminativi tenuti a</p>
<p>riposo nell’ambito degli avvicendamenti colturali.</p>
<p>Gli importi per unità di superficie degli aiuti concedibili sono :</p>
<p>Costo totale : 6250 euro</p>
<p>Contributo 80% oppure 70% a seconda della zona dove si trova il terreno</p>
<p>13 IMPEGNI SPECIFICI COLLEGATI ALLA MISURA</p>
<p>13.1 PERIODO DI IMPEGNO</p>
<p>Con la sottoscrizione della domanda di aiuto per gli interventi previsti nel presente bando</p>
<p>il richiedente, nel caso di ammissione a finanziamento, assume l’obbligo di mantenere nelle</p>
<p>migliori condizioni di sviluppo e di crescita gli impianti per i quali ha ricevuto gli aiuti</p>
<p>previsti. Tale obbligo si sostanzia nell’assunzione di una serie di impegni la cui osservanza</p>
<p>deve essere garantita per l’intera durata del periodo di impegno come di seguito definita con</p>
<p>riferimento alle diverse tipologie.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Per le tipologie IFM &#8211; Imboschimenti a Funzioni Multiple e IPM &#8211; Impianti puri o misti di</span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">piante forestali micorrizate il periodo di impegno ha durata pari a 15 anni. Al termine del</span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">periodo di impegno non è tuttavia consentita la trasformazione dell’impianto se non in caso</span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">di esproprio per motivi di pubblica utilità in quanto lo stesso è sottoposto alle norme in</span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">materia di boschi e foreste.</span></strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://micoplants.com/articoli/finalmente-i-contrbuti-per-la-tartuficoltura/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>TARTUFI CINESI ARRIVATI IN ITALIA</title>
		<link>http://micoplants.com/articoli/tartufi-cinesi-arrivati-in-italia/</link>
		<comments>http://micoplants.com/articoli/tartufi-cinesi-arrivati-in-italia/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 06 Dec 2009 12:41:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Ciccone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Agenzia delle Dogane]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[contaminazione]]></category>
		<category><![CDATA[cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[guardia-di-finanza]]></category>
		<category><![CDATA[inchiesta porti]]></category>
		<category><![CDATA[ispettori]]></category>
		<category><![CDATA[ministero-della-salute]]></category>
		<category><![CDATA[nas]]></category>
		<category><![CDATA[PIF]]></category>
		<category><![CDATA[porto di Livorno]]></category>
		<category><![CDATA[tartufi]]></category>
		<category><![CDATA[USMAF]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://micoplants.com/?p=176</guid>
		<description><![CDATA[Non aprite quei container. Pieni di tartufi: Made in China e radioattivi Controllo effettuato dal PIF, Posto d’Ispezione Frontaliera, di Livorno Dopo due giorni trascorsi sulle banchine del porto di Livorno, tra un container di carne suina della Cina in decomposizione, pesci e molluschi tossici arrivati dal Vietnam e una montagna di totani al cadmio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1 title="Lunedì, Novembre 30th, 2009">Non aprite quei container. Pieni di tartufi: Made in</h1>
<h1 title="Lunedì, Novembre 30th, 2009">China e radioattivi</h1>
<div id="attachment_8803" style="width: 510px;"><img src="http://blog.panorama.it/italia/files/2009/11/porto-calamari-282-large.jpg" alt="Controllo effettuato dal PIF, Posto d’Ispezione Frontaliera, di Livorno" width="500" height="350" /> Controllo effettuato dal PIF, Posto d’Ispezione Frontaliera, di Livorno</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
</div>
<p>Dopo <strong><a href="http://blog.panorama.it/italia/2009/11/26/livorno-in-arrivo-bastimenti-carichi-di-molluschi-tossici-e-mandorle-concerogene/" target="_blank">due giorni trascorsi sulle banchine del porto di Livorno</a></strong>, tra un container di <strong>carne suina della Cina in decomposizione</strong>, pesci e molluschi tossici arrivati dal Vietnam e una <strong>montagna di totani al cadmio spediti dall’Indonesia</strong>, non è poi così difficile credere a quegli addetti ai lavori che dichiarano di essere diventati vegetariani.<span id="more-8687"> </span> Niente più carne, niente più pesce. Se, ed è vero, <strong>il 75 per cento dei controlli</strong> risultati sfavorevoli alle scrupolose analisi che <strong>gli uffici del Ministero della Salute</strong> effettuano quotidianamente sulle partite di alimenti che arrivano in Italia da Paesi terzi, rilevano contaminazioni da metalli pesanti: <strong>cadmio, mercurio e piombo</strong>.</p>
<p>Purtroppo, <strong>dal viaggio di <em>Panorama.it</em> tra i container che approdano <a title="http://www.portauthority.li.it/sitohtml/mappaporto.htm" href="http:///" target="_blank">a Livorno</a>, </strong>non giungono notizie rassicuranti neppure sulle spedizioni di vegetali. Anzi.<br />
Tra <strong>patate putrefatte arrivate dal Ghana</strong> e <strong>maggiorana con salmonella proveniente dall’Egitto</strong>, ecco spuntare <strong>un container carico di tartufi neri radioattivi: sedici tonnellate.</strong></p>
<p>Una “bomba” dal <strong>valore commerciale di oltre 7,2 milioni di euro.</strong> Tanto avrebbero fruttato i tuberi sul mercato, se gli <a href="http://www.ministerosalute.it/ministero/sezMinistero.jsp?id=82&amp;label=uffici" target="_blank">ispettori dell’<strong>USMAF</strong></a> non li avessero <strong>fermati prima</strong>, nell’area doganale, e rispediti nel Paese d’origine: la Cina.</p>
<p>Altrimenti, quelle prelibatezze radioattive sarebbero sicuramente finite sulle tavole degli italiani.<br />
<strong>Il tartufo nero scorzone sul mercato italiano viene acquistato per 250/300 euro al chilogrammo ma in alcuni casi può arrivare persino a 500 euro</strong>. Niente a che vedere con i prezzi di quello “bianco” (ancor più ricercato), il cui valore al Kg raggiunge senza problemi i 2.500 euro. <strong>E</strong><strong> quello Made in China</strong><strong> quanto costa ? Non più di 20/ 25 euro al chilo.<br />
</strong>Fosse “andata in porto” l’operazione, chi fosse riuscito a commercializzare i tuberi<strong>, avrebbe speso circa 400 mila euro, a fronte di un guadagno finale di 6,8 milioni di euro</strong>. Intossicazione compresa.</p>
<p>Ulteriore prova che il lavoro degli <a href="http://www.ministerosalute.it/ministero/sezMinistero.jsp?id=80&amp;label=uffici" target="_blank">uffici <strong>PIF</strong></a> e <strong>USMAF </strong>del Ministero della Salute sulle banchine dei porti italinai è fondamentale perché non arrivino sulle nostre tavole cibi contaminati o radioattivi: <strong>è il primo e importantissimo filtro sui prodotti provenienti dalle  zone extra Ue.</strong></p>
<p>Cristiano<strong> <a href="http://www.savinitartufi.it/" target="_blank">Savini, titolare dell’omonima ditta</a></strong> specilizzata nella raccolta diretta dei tartufi nelle <strong>Colline Samminiatesi (<a href="http://www.cittadisanminiato.it/tartufo/cittatartufo.htm" target="_blank">San Miniato, in quel di Pisa, è per antonomasia la Città del Tartufo bianco</a></strong>) denuncia:  “In questo settore occorrono controlli più severi, considerando i costi del tartufo, per garantire al consumatore un prodotto sano e autentico”.<br />
E poi rincara la dose: “<strong>Tocca all’<a href="http://www.assotartufai.it/" target="_blank">Associazione tartufai italiani</a> chiedere oltre a controlli più severi</strong> sulle aziende che trattano il prodotto,  anche <strong>un disciplinare a livello europeo</strong> a tutela del tartufo nero e bianco”.<br />
E invece, chiosa amareggiato Savini, (che <strong><a href="http://www.la7.it/news/dettaglio_video.asp?cat=cultura&amp;id_video=6250" target="_blank">nel 2007 trovò il “tartufo bianco del secolo”</a></strong>, il più grande degli ultimi cinquanta anni, un chilo e 497 grammi): “<strong>I tartufi cinesi continuano ad  arrivare in Italia a prezzi stracciati attraverso la Germania</strong>“. Mettendo così a rischio la raccolta dell’area delle Colline Samminiatesi (che comprendono anche <strong>parte delle province di Firenze e Siena</strong>), dalle quali proviene il <strong>30 per cento dell’intera produzione</strong> di tartufi italiani.</p>
<p>Ma se non tutti “consumano” tartufo,  <strong>quasi tutti portano in tavola pesche, fragole, asparagi e pistacchi</strong>.  E anche per questi prodotti, il rigoroso controllo dell’Usmaf impedisce che nei nostri piatti ne arrivino non solo di contaminati ma anche tutti quelli che,<strong> all’importazione, giungono privi della documentazione sanitaria idonea</strong>.<br />
Insomma,  la frutta potrebbe essere anche buona ma in Italia non entra e viene puntualmente rispedita nei Paesi d’origine.</p>
<p>Ancor più timori, ed è comprensibile, provoca: “La <strong>merce non dichiarata</strong>, che quindi <strong>non è sottoposta a nessun controllo</strong>, che entra clandestinamente sul nostro territorio <strong>fino a raggiungere le nostre tavole</strong>” specificano i responsabili PIF e USMAF di Livorno. Che, per questo tipo di controlli, si avvalgono della stretta collaborazione dei <strong>carabinieri del <a title="http://www.carabinieri.it/Internet/Cittadino/Informazioni/Tutela/Salute/02_NAS.htm" href="http:///" target="_blank">Nas</a></strong>, dell’<a title="http://www.agenziadogane.it/wps/wcm/connect/ed/Servizi/URP+telematico/URPIt" href="http:///" target="_blank"><strong>Agenzia delle Dogane</strong> </a>e della <strong><a title="http://www.gdf.it/Organizzazione/Specializzazioni/Servizio_Aeronavale/index.html" href="http:///" target="_blank">Guardia di Finanza</a></strong>“.</p>
<div>
<ul>
<li><a title="Articoli scritti da: nadiafrancalacci" href="http://blog.panorama.it/italia/author/nadiafrancalacci/">nadiafrancalacci</a> </li>
<li>Lunedì 30 Novembre 2009 </li>
</ul>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://micoplants.com/articoli/tartufi-cinesi-arrivati-in-italia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>SHELTER , PROTEZIONE PER LE PIANTE</title>
		<link>http://micoplants.com/prodotti/shelter-protezione-per-le-piante/</link>
		<comments>http://micoplants.com/prodotti/shelter-protezione-per-le-piante/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 15 Nov 2009 20:27:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Ciccone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prodotti]]></category>
		<category><![CDATA[miniserra]]></category>
		<category><![CDATA[polipropilene]]></category>
		<category><![CDATA[serra]]></category>
		<category><![CDATA[shelter]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://micoplants.com/?p=172</guid>
		<description><![CDATA[I principali vantaggi degli Shelter Gli shelter vengono utilizzati per facilitare lo sviluppo della pianta e per proteggerla, con conseguenze dirette sulla qualità degli impianti . Con gli shelter si crea un effetto miniserra che aumenta e anticipa la crescita della pianta. Migliorare la crescita anticipata può ripercuotersi in modo molto vantaggioso sul tasso di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I principali vantaggi degli Shelter</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Gli shelter vengono utilizzati per facilitare lo sviluppo della pianta e per proteggerla, con</p>
<p>conseguenze dirette sulla qualità degli impianti .</p>
<p>Con gli shelter si crea un <strong>effetto miniserra</strong> che aumenta e anticipa la crescita della pianta.</p>
<p>Migliorare la crescita anticipata può ripercuotersi in modo molto vantaggioso sul tasso di</p>
<p>sopravvivenza . Da ricerche condotte <strong>in condizioni estreme</strong> è emerso che con le protezioni shelter il tasso di sopravvivenza arrivava al 90% circa rispetto al 50% senza protezioni</p>
<p> Gli shelter hanno il bordo svasato  per evitare abrasioni alla pianta , robusta struttura a doppia parete tubolare , realizzato in polipropilene stabilizzato UV a ridotto impatto ambientale .<a href="http://micoplants.com/wp-content/uploads/2009/11/Shelter.JPG"><img class="alignnone size-medium wp-image-173" title="Shelter" src="http://micoplants.com/wp-content/uploads/2009/11/Shelter-150x200.jpg" alt="Shelter" width="150" height="200" /></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://micoplants.com/prodotti/shelter-protezione-per-le-piante/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>RICETTE AL TARTUFO</title>
		<link>http://micoplants.com/articoli/ricette-tartufo/ricette-al-tartufo/</link>
		<comments>http://micoplants.com/articoli/ricette-tartufo/ricette-al-tartufo/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 15 Nov 2009 08:28:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Ciccone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il tartufo in cucina]]></category>
		<category><![CDATA[ceapa]]></category>
		<category><![CDATA[cinghiale]]></category>
		<category><![CDATA[cipolla]]></category>
		<category><![CDATA[foi de dafin]]></category>
		<category><![CDATA[mistret]]></category>
		<category><![CDATA[montepulciano d'abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[orez]]></category>
		<category><![CDATA[pappardelle]]></category>
		<category><![CDATA[pepe nero]]></category>
		<category><![CDATA[piper negru]]></category>
		<category><![CDATA[risotto]]></category>
		<category><![CDATA[usturoi]]></category>
		<category><![CDATA[vin]]></category>
		<category><![CDATA[zaferan]]></category>
		<category><![CDATA[zafferano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://micoplants.com/?p=168</guid>
		<description><![CDATA[RISOTTO MANTECATO AL TARTUFO CON FONDUTA ALLO ZAFFERANO : Dosi x 4 persone:   350gr di riso carnaroli,3litri di brodo di manzo,1 cipolla ,100gr di burro ,100gr di vino bianco , pistilli di zafferano ,100gr di parmigiano grattugiato ,120gr di fontina , 50gr di crema di latte 60 gr di tartufo fresco. PROCEDIMENTO : Tritare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="text-decoration: underline;">RISOTTO MANTECATO AL TARTUFO CON FONDUTA ALLO ZAFFERANO </span></strong>:</p>
<p><strong>Dosi x 4 persone</strong>:</p>
<p>  350gr di riso carnaroli,3litri di brodo di manzo,1 cipolla ,100gr di burro ,100gr di vino bianco , pistilli di zafferano ,100gr di parmigiano grattugiato ,120gr di fontina , 50gr di crema di latte 60 gr di tartufo fresco.</p>
<p><strong>PROCEDIMENTO </strong>: Tritare la cipolla finemente e far appassire con 50gr di burro in un tegame alto da cucina , aggiungere il riso e lasciar tostare x 5 minuti a fuoco moderato . Sfumare con il vino bianco  e versare una metà&#8217; del brodo di manzo precedentemente preparato e filtrato . Far cuocere senza girare per 15 minuti circa . Nel frattempo preparare la fonduta facendo sciogliere la fontina a cubetti con la crema di latte e i pistilli di zafferano . Tagliare metà del tartufo a lamelle e lasciar cuocere con del burro a fuoco lento . Appena il risotto sarà pronto di cottura , unire il burro al tartufo , il parmigiano , mantecare bene . Servire il risotto nei piatti da porzione con aggiunta di un mestolino di fonduta e un ultima grattugiata di tartufo.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">PAPPARDELLE IN SALMI DI CAPRIOLO TARTUFATE</span></strong>:</p>
<p><strong>Dosi x 4 persone</strong></p>
<p> 500gr di pappardelle , 200 gr di polpa di capriolo , 1 sedano , 1 carota ,1cipolla , 1 spicchio d&#8217;aglio ,foglia di lauro , bacche di ginepro , acini di pepe nero ,noce moscata ,1/2litro di vino Montepulciano d&#8217;Abruzzo ,100gr di parmigiano grattugiato , 80 gr burro , 200gr polpa di pomodoro , prezzemolo , olio extra vergine di oliva , 40 gr di tartufo nero .</p>
<p><strong> PROCEDIMENTO </strong>: Preparare 12 ore prima la marinatura della polpa di capriolo con il vino rosso , la carota , sedano e cipolla a cubetti , il ginepro ,  l’aglio , il pepe ,il lauro . A questo punto pronta la carne tagliare  a cubetti . In un tegame  fare un fondo di olio uno spicchio d&#8217;aglio , della cipolla , sedano e carota tritati finemente e lasciare rosolare . Unire la polpa di capriolo lasciando cuocere lentamente x circa 15 minuti . Sfumare con dell&#8217;ottimo Montepulciano d&#8217;Abruzzo e proseguire la cottura con l&#8217;aggiunta della polpa di pomodoro . Far cuocere a fuoco lento . Salare e pepare . A parte , lessare le pappardelle in abbondante acqua salata . Scolarle al dente e mantecare nella salsa di capriolo . Ultimare con l &#8216;aggiunta di burro fresco , il parmigiano grattugiato , il prezzemolo tritato , un affettata di tartufo nero . Per arricchire di profumo e aroma si può aggiungere dell&#8217;olio  preparato prima ,frullato con parte dei tartufi .</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">RAVIOLIDI RICOTTA MANTECATI AL TARTUFO :</span></strong></p>
<p><strong>Dosi per 4 persone : </strong></p>
<p> 480 di ravioli con ricotta vaccina, 80gr di burro , cognack , prezzemolo , 200gr di panna fresca , parmigiano grattugiato , 40gr di nero pregiato , 50 gr di pinoli .</p>
<p> <strong>PROCEDIMENTO : </strong>Far sciogliere il burro in un tegame , grattugiare metà dei tartufi far insaporire a fuoco basso per  5 minuti , sfumare con il cognack e aggiungere la crema di latte . In una pentola con acqua bollente salata far cuocere i ravioli al dente . Mantecate i ravioli nella salsa aggiungendo una manciata di parmigiano ed un ultima grattugiata di tartufo , unire i pinoli , il prezzemolo e servire subito .</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">TAGLIOLINI CON CREMA AL LIMONE E TARTUFO NERO</span></strong> :</p>
<p><strong>Dosi per 4 persone </strong>:</p>
<p>500gr di tagliolini freschi all’ uovo , 2 limoni , 50gr di burro , cognack , 350gr di crema di latte , 50gr parmigiano grattugiato , prezzemolo , 40gr tartufo nero.</p>
<p><strong>PROCEDIMENTO </strong>: Lavare  e asciugare i limoni sbucciarli facendo attenzione a non prendere anche la parte bianca della buccia che ha un sapore piuttosto amarognolo . Tagliare finemente la scorza . Far sciogliere il burro in un tegame , unire il limone tritato e lasciar insaporire a fuoco basso , sfumare con il cognack e aggiungere la crema di latte . Lasciare cuocere 5 minuti . In una pentola cuocere i tagliolini ,scolarli al dente e mantecare nella salsa al limone . Unire una manciata di parmigiano una di prezzemolo tritato e un abbondante grattugiata di tartufo nero pregiato. Servire subito .</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">GNOCCHETTI DI PATATE CON PESTO DI RUCOLA , E TARTUFO NERO :</span></strong></p>
<p><strong>Dosi per 4 persone </strong>:</p>
<p>500 gr di gnocchi di patate fatti a mano , 3 mazzetti di rughetta coltivata , 100gr di parmigiano grattugiato , 50gr di pinoli , 50grdi crema di latte ,150gr di olio extra vergine di oliva , 2 pomodori rossi , 40 gr di tartufo nero pregiato .</p>
<p><strong>PROCEDIMENTO : </strong> lavare bene la rughetta , far asciugare in un panno bene . A parte passate i pomodori in acqua bollente e spellare , tagliare a dadini . Mettere la rughetta , i pinoli e l&#8217;olio extra in un mixer da cucina , frullare bene . Far scaldare appena il pesto di rucola in un tegame unendo la crema di latte e i pomodori a dadini . Lessare gli gnocchi in abbondante acqua salata , e unire alla salsa . Mantecare bene con l &#8216;aggiunta del parmigiano grattugiato   e abbondante tartufo a lamelle . Servire subito .</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">LASAGNETTE VERDI CON MOZZARELLA DI BUFALA E TARTUFO NERO:</span></strong></p>
<p><strong>Dosi per 4 persone :</strong></p>
<p>400 gr di sfoglia all’ uovo agli spinaci , 200gr di mozzarella fresca di bufala , 100 gr di parmigiano grattugiato , 50gr di basilico ,1litro di salsa besciamella , 40gr di burro , 40 gr di tartufo .</p>
<p><strong>PROCEDIMENTO : </strong>Tagliare la  sfoglia all’ uovo agli spinaci a fazzoletti 5cm x 5cm . Lessare la sfoglia in acqua salata solo pochi minuti in modo che non si sfaldano . Nel frattempo preparate 1 litro di salsa besciamella non molto densa con aggiunta di tartufo grattugiato . Tagliare la mozzarella a dadini , tritare le foglie di basilico . Imburrate delle piccole pirofile da porzione in porcellana e iniziare con un leggero velo di besciamella , sovrapporre a libro i fazzoletti di pasta verde , la mozzarella a dadini , il basilico e la besciamella .Fare circa 4 strati . Spolverare l&#8217;ultimo strato  di parmigiano grattugiato del burro fuso e far gratinare in forno finché diventi di un bel colore dorato . Servire subito con un ultima aggiunta di tartufo fresco lamellato.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">SPEZZATINO DI CINGHIALE AL TARTUFO</span></strong>:</p>
<p><strong>Dosi per  4 persone:</strong></p>
<p>  800gr  di polpa di cinghiale fresco , sedano , carote , cipolle , 1spicchio d&#8217;aglio , 200gr di polpa di pomodoro , 1litro di Montepulciano d&#8217;Abruzzo , bacche di ginepro , lauro , chiodi di garofano , noce moscata , olio extra vergine di oliva , 50 gr di tartufi , prezzemolo , rosmarino , 100 gr di pancetta .</p>
<p><strong>PROCEDIMENTO</strong>: Snervare e privare di ossi la carne di cinghiale lavare bene . Tagliare a spezzatino . Mettere in una ciotola con tutti gli aromi il sedano , carote , cipolle , aglio e vino rosso . Lasciar marinare 24 ore . Una volta pronto il cinghiale preparare un fondo di cottura con una brunoise di carote sedano cipolle aglio e la pancetta stagionata . Far rosolare a fuoco allegro ed unire lo spezzatino . Girare di tanto in tanto con un tempo di cottura di circa 40 minuti a fuoco moderato . Sfumare con del Montepulciano , e proseguire la cottura per altri 15 minuti . Spolverare di farina leggermente , circa un cucchiaio .Unire la polpa di pomodoro e portare a cottura aggiustando di sapore . A parte preparare dell&#8217;olio al tartufo mettendo una metà  dei tartufi con olio extra in un mixer da cucina , che servirà anche a chi volesse accompagnare il cinghiale con bruschette di pane casereccio . Servire lo spezzatino con del tartufo a lamelle e un eventuale aggiunta di olio crudo al tartufo .</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">MOZZARELLINE FILANTI AL TARTUFO :</span></strong></p>
<p><strong>Dosi per 4 persone</strong> <strong>:</strong></p>
<p> 500gr di mozzarelle fresche ciliegine ,150 gr di pane grattugiato ,100gr di farina 0/0 , 3 uova intere , 30 gr di tartufo nero pregiato olio per friggere</p>
<p><strong>PROCEDIMENTO : </strong>Prendere le ciliegine ed asciugarle bene con della carta , in una ciotola rompete le uova e battete con una forchetta , a parte tritate il tartufo finemente . Prendere una per volta le ciliegine ed incidere con la punta di un coltello   inserite dentro una punta di cucchiaino di tartufo tritato   panarle una alla volta nella farina poi nell’ uovo e poi nel pane grattugiato . Scaldate l’olio di semi di girasole   in un tegame alto e appena pronto iniziare a friggere finchè non saranno di un bel colore dorato . Servire subito  .</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">CROSTONI DI POLENTA CON PATE&#8217; DI FEGATO E TARTUFO :</span></strong></p>
<p><strong>Dosi per 4 persone :</strong></p>
<p> 250gr di farina per polenta , acqua necessaria , olio extra vergine , uno spicchio d&#8217;aglio , lauro , sale , 200gr di fegato di vitello , 60gr di burro , cognack , lamelle di tartufo .</p>
<p><strong>PROCEDIMENTO: </strong>Preparare una normale polenta con farina di mais di confezione e fate cuocere evitando che si formino grumi . Appena pronta versare su un tavolo da cucina unto e stendere con l&#8217;aiuto di un matterello unto dello spessore di 1 centimetro , far raffreddare . Nel frattempo in un tegame fate scaldare 2 cucchiai d’olio extra e far rosolare l&#8217;aglio e una foglia di lauro , unire il fegato tagliato a dadini e lasciare cuocere a fuoco basso per 15 minuti . Sfumare con un mezzo bicchiere di cognack e lasciar cuocere altri 5 minuti . Fate raffreddare , mettere il fegato in un mixer da cucina frullando bene e unire il burro fresco e una parte di tartufo nero . Tagliare la polenta a rettangoli tipo crostini e fate dorare in  padella ben calda finche&#8217; non siano ben croccanti . Spalmare con il patè  di fegato i crostoni e grattugiare la rimanenza di tartufo fresco . Servire subito.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">QUICHE AL TARTUFO NERO PREGIATO E MASCARPONE :</span></strong></p>
<p><strong>Dosi per 4 persone :</strong></p>
<p>dosi per l’impasto : 250gr  farina 0/0 ,100gr ricotta vaccina , 2 uova intere , 60 gr burro in pomata , noce moscata , sale e pepe nero q.b.</p>
<p> dosi per l’ intingolo:150 gr di mascarpone 200 gr di latte , 3 uova intere , 20 gr tartufo a scaglie , 50 gr di parmigiano grattugiato , 80 gr di fior di latte.              </p>
<p><strong> PROCEDIMENTO : </strong>preparare l &#8216; impasto con gli ingredienti sopra elencati ottenendo una pasta ben lavorata liscia e omogenea . Far riposare 30min in frigorifero coprendo con un velo di pellicola . Intanto preparare l’intingolo unendo le uova al latte  poi unire   il mascarpone   delicatamente aggiungere il parmigiano  e le lamelle di tartufo .Riprendere l &#8216;impasto dal frigo e stendere con un matterello dello spessore di circa 1/2 centimetro e foderare uno stampo basso leggermente unto , bucherellare con una forchetta leggermente e coprire con il composto preparato prima . Tagliare a dadini il fior di latte e cospargere uniformemente sulla quiche . Mettere a cuocere in forno a 160° per circa 25 minuti . Servire appena calda a spicchi con un emulsione di tartufo nero e olio extra vergine di oliva . </p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">INSALATA DI FUNGHI CHAMPIGNON GRANA E  AVOCADO CON VINATGRETTE ALL ACETO BALSAMICO TARTUFATO:</span></strong></p>
<p><strong>Dosi per 4 persone :</strong>  </p>
<p>400gr di funghi champignon ,1 limone , 300gr di frutto avocado ,150gr di grana padano a scaglie ,100 gr olio extra vergine di oliva , 50gr di aceto balsamico , 40gr di tartufo nero pregiato sale e pepe q . b . <strong>PROCEDIMENTO:</strong> Mondare e lavare i funghi  champignon ancora chiusi con attenzione , tagliarli con una mandolina sottilmente e metterli in una ciotola bagnandoli con il succo di un limone , girare bene . Pulire l&#8217;avocado e tagliare a listarelle e unire ai funghi , unire il grana a scaglie  ed una parte dei tartufi tagliati sottilmente . A parte preparate l&#8217;emulsione per il condimento mettendo l’olio extra vergine in un mixer da cucina con l aceto balsamico e i restanti tartufi , frullare bene fino ad ottenere una salsina leggermente densa . Adesso prendete la ciotola con i funghi e avocado e condire con l&#8217; emulsione , pepare . Servire subito .</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"> CARPACCIO DI SALMONE CON SPUMA AL TARTUFO NERO PREGIATO :</span></strong></p>
<p><strong>Dosi per 4 persone : </strong></p>
<p>400gr di salmone fresco ,100gr di indivia belga ,35gr di sale , 30 gr di zucchero di canna ,10 gr di coriandolo , 40gr di nero pregiato ,100gr di crema di latte , sale e pepe q.b. olio extra  .</p>
<p><strong>PROCEDIMENTO: </strong>Pulire il pezzo di salmone togliendo le spine accuratamente , squamarlo lasciando la pelle attaccata . Mettete il salmone in una vaschetta coprendo con una miscela composta da 35 gr di sale 30 gr di zucchero di canna e il coriandolo , coprire tutta la superficie di un lato del salmone , mettere in frigo per 6 ore . Dopo questo periodo riprendere il salmone e girarlo su se stesso in modo che insaporisca l &#8216;altra metà ,lasciare in frigo per altre 6 ore . Intanto pulire e lavare l&#8217;indivia tagliando sottilmente e mettere a sgocciolare . A parte montare la panna fresca . In un mixer frullate metà dei tartufi con 50 gr di olio extra . Salare  e pepare . Unire alla panna montata e far riposare in frigorifero per 20 minuti . Passato il tempo indicato prendere il salmone e lavare sotto acqua corrente .Con un coltello ben affilato tagliate delle fettine sottili e disponete su piatti da portata con alla base un ciuffetto di indivia ,prendere la panna al tartufo e con l&#8217;aiuto di un sacco a poche con punta riccia fate una rosa al centro di ogni piatto , irrorare di olio extra vergine di oliva  pepare a piacere , e fate un ultima grattugiata di tartufo fresco.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://micoplants.com/articoli/ricette-tartufo/ricette-al-tartufo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Tuber 2008  3° Congresso Internazionale sul Tartufo</title>
		<link>http://micoplants.com/articoli/tartufo/tuber-2008-3%c2%b0-congresso-internazionale-sul-tartufo/</link>
		<comments>http://micoplants.com/articoli/tartufo/tuber-2008-3%c2%b0-congresso-internazionale-sul-tartufo/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 21:50:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Ciccone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il tartufo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://micoplants.com/?p=164</guid>
		<description><![CDATA[TUBER 2008   Il Congresso Internazionale sul Tartufo svoltosi dal 25 al 28 novembre a Spoleto è giunto alla sua terza edizione dopo quelle del 1988 e del 1968 che hanno segnato l’inizio della moderna tartuficoltura a livello mondiale. Durante il dibattito, che ha visto coinvolti 250 tra ricercatori ed esperti del settore provenienti da 25 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><strong>TUBER 2008</strong></p>
<p>  Il Congresso Internazionale sul Tartufo svoltosi dal 25 al 28 novembre a Spoleto è giunto alla sua terza edizione dopo quelle del 1988 e del 1968 che hanno segnato l’inizio della moderna tartuficoltura a livello mondiale. Durante il dibattito, che ha visto coinvolti 250 tra <strong>ricercatori</strong> ed esperti del settore provenienti da 25 Paesi di tutto il mondo, sono intervenuti tra gli altri, Carlo Liviantoni, Assessore regionale alle politiche agroalimentari, Vincenza Campagnani,<a href="http://micoplants.com/wp-content/uploads/2009/11/Dot.ssa-Vincenza-Campagnani-Prof.Mattia-Bengivenga-.JPG"><img class="alignnone size-medium wp-image-165" title="Dot.ssa Vincenza Campagnani, Prof.Mattia Bengivenga ," src="http://micoplants.com/wp-content/uploads/2009/11/Dot.ssa-Vincenza-Campagnani-Prof.Mattia-Bengivenga--150x112.jpg" alt="Dot.ssa Vincenza Campagnani, Prof.Mattia Bengivenga ," width="150" height="112" /></a> Presidente della Comunita&#8217; Montana dei Monti Martani e del Serano, Mattia Bencivenga, del Dipartimento di Biologia Applicata della Facolta&#8217; di Agraria &#8211; Universita&#8217; di <strong>Perugia</strong>, Andrea Sisti, Amministratore unico del Parco Tecnologico Agroalimentare dell&#8217;<strong>Umbria</strong> e il sindaco del Comune di <strong>Spoleto</strong> Massimo Brunini,sono stati presentati i risultati delle ricerche degli ultimi anni sulle fasi del ciclo biologico e sul DNA e sono stati affrontati argomenti riguardanti le conseguenze dei cambiamenti climatici, la coltivazione, la raccolta e l’importanza economica di questo fungo sotterraneo. Notevole è che l’interesse per il tartufo sia sentito in tutto il mondo.<br />
 <br />
 A dimostrazione di ciò attribuisce un valore aggiunto al Congresso la partecipazione di ricercatori di Paesi apparentemente lontani dal tema della tartuficoltura come Algeria, Armenia, Bhutan, Korea, e Quatar e di delegazioni numerose provenienti da Australia, Cina, Francia, Spagna e Stati Uniti. Grande interesse per la relazioni d&#8217;apertura del Prof. Bruno Granetti (Università di Perugia) che ha fatto il punto sulla ricerca scientifica sul <strong>tartufo</strong> degli ultimi 20 anni: composizione chimica degli aromi, fisiologia dei tartufi, genetica, micorrizazione e controllo delle piante artificialmente micorrizate, tartufi del deserto, conservazione dei tartufi e frodi.</p>
<p>In riferimento a questo punto, il professore ha lanciato un messaggio ai legislatori, affermando che la scienza è in grado in maniera assoluta di identificare le specie di tartufo in tutte le <strong>tipologie</strong> di conservazione e di rilevare la più piccola frode che si possa immaginare, attraverso specifiche analisi molecolari e genetiche.<br />
 <br />
 Il ricercatore neozelandese di origine cinese, il Dottor Wang Yun, ha informato che il Tuber indicum (da noi chiamato tartufo cinese) è stato descritto scientificamente solo 19 anni fa e <strong>sfruttato</strong> economicamente negli anni &#8217;90, ma da allora la sua raccolta ed esportazione è aumentata fino alle 800 tonnellate annue per un valore di 20 milioni di dollari (nonostante un aroma e un profumo molto meno intensi rispetto ai tartufi europei).<br />
 <br />
 La raccolta è oggi così rilevante da minacciare le foreste da cui proviene, a causa delle tecniche distruttive di raccolta non regolamentate. Ha infine segnalato anche il pericolo di inquinamento genetico per le tartufaie europee, inquinamento confermato da ricercatori dell&#8217;IPLA che ne hanno già rilevato un caso in <strong>Piemonte</strong>. Gli scienziati successivamente  si riuniti per parlare di genetica e biologia cellulare dei tartufi; ecologia e biologia delle popolazioni; conservazione, commercio e valorizzazione; coltivazione artificiale in piantagioni e tecniche di contrasto ai cambiamenti climatici.<br />
 <br />
 L’organizzazione dell’evento scientifico è stata affidata alla Comunità Montana dei Monti Martani e del Serano, che fin dalla sua istituzione si è interessata alla tartuficoltura, e alla <strong>Sezione di Botanica Ambientale e Applicata del Dipartimento di Biologia applicata della Facoltà</strong> <strong>di Agraria di Perugia</strong>, che è una delle poche <strong>strutture</strong> del centro Italia ad occuparsi di tartufi e tartuficoltura. Hanno collaborato alla realizzazione dell’evento il Comune di Spoleto, che ha ospitato anche le precedenti due edizioni del Congresso e il 3A Parco Tecnologico Agroalimentare dell’Umbria.</p>
<p> L’Italia ha una forte vocazione tartufigena, basti pensare che nel 2007 abbiamo esportato 80,3 tonnellate di tartufo (60,8 nel ’06), una crescita del 25%, per un valore di 18 milioni di euro.</p>
<p>Dopo venti anni di sperimentazione le produzioni di tartufo nero pregiato danno grandi garanzie produttive. Le aree a maggiore vocazione tartufigena in Italia, combattono così il crollo dei raccolti di tartufo spontaneo che si è verificato nel corso degli anni, a causa soprattutto dei cambiamenti climatici, che ha portato dalle 2mila tonnellate di tartufo raccolto nell’800, alle 50-60 tonnellate di questi anni. L’argomento è stato al centro del dibattito della giornata conclusiva di Tuber 2008, il Congresso internazionale sul tartufo che si è chiuso il 28 Novembre a Spoleto, e che ha visto la partecipazione di oltre 250 scienziati provenienti da ogni angolo del mondo, oltre a tecnici, vivaisti e imprenditori.</p>
<p>Insomma, la nascita e la crescita del tartufo non è più in mano alla natura, ma, informa un comunicato stampa di Tuber 2008, guidata dalla mano dell’uomo. “Sia chiaro, sottolinea Gabriella Di Massimo, ricercatrice dell’Università di Perugia, stiamo parlando di un tartufo “guidato”, ovvero naturale al cento per cento, non certo di un tartufo artificiale”.</p>
<p>Nel 2008 sono già 7mila gli ettari di tartufaie produttive (si trovano in Umbria, Piemonte, Abruzzo, Marche e Toscana), di cui 5.800 ettari micorrizati (ovvero le cui radici sono già in simbiosi con i tartufi) con tartufo nero pregiato, 600 con tartufo bianco e 500 con tartufo estivo (lo scorzone), oltre a 100 ettari con i meno pregiati “bianchetto” e “brumale”.</p>
<p>Ben sette Piani di sviluppo rurale regionali (sia il 2000-06, che il 2007-2013) hanno previsto finanziamenti specifici per la tartuficoltura (solo in Abruzzo, Emilia Romagna, Marche, Piemonte, Toscana, Umbria e Veneto) mentre in altre i numerosi impianti sono stati realizzati con finanziamenti pubblici, catalogati come semplici rimboschimenti, o con finanziamenti privati. La kermesse scientifica mondiale Tuber 2008 è stata organizzata dalla Comunità montana dei Monti Martani e del Serano e dall’Università di Perugia, con il contributo del Comune di Spoleto e di 3A Parco Tecnologico Agroalimentare dell’Umbria.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p align="center"><strong>No alle contraffazioni. Il “made in Italy” vince su tutti</strong></p>
<p>Nero o bianco che sia, agli intenditori e buongustai piace italiano e non si lasciano ingannare dalle imitazioni. Soprattutto da quelle “made in China”. E così in un periodo in cui la crisi economica e finanziaria spaventa il mondo intero e le Borse crollano, il tartufo continua ad apprezzarsi con quotazioni che superano i tremila euro al chilo.</p>
<p>Eppure si è temuto che, proprio a causa della crisi, il tartufo cinese, venduto a prezzi stracciati, potesse minacciare quello italiano. Ma le cose non sono andate così. E soprattutto a causa dei serrati controlli, l’invasione è stata limitata. Grazie difatti a leggi precise sul commercio, pochissimo tartufo cinese entra ufficialmente in Italia.</p>
<p>Ogni anno ben 800 tonnellate di tartufi per un valore di oltre 15 milioni di euro, lasciano la Cina per entrare nei mercati di tutto il mondo, fra cui anche l’Italia. Ma il quantitativo di tartufo “made in China” che arriva in Italia sembra minimo: in generale (dati Istat) l’Italia nel 2007 ha importato (ufficialmente non solo dalla Cina) 6,3 tonnellate di tartufi (nel 2006 erano 7,2 tonnellate) a fronte di 80,3 tonnellate di tartufo esportato (60,8 nel ‘06). Il quadro è emerso durante le discussioni tra i partecipanti di Tuber 2008, il congresso internazionale sul tartufo .</p>
<p>Il made in Italy, in questo modo, non solo si è imposto sulle nostre tavole, ma ha anche conquistato il mondo, premiando l’eccellenza e la buona qualità. L’export di tartufo è aumentato del 25%. Tuttavia, va precisato che parte del prodotto italiano che va nell’export in realtà è prodotto trasformato, dal momento che in Italia, la produzione naturale media è di 50-60 tonnellate annue, per un giro d’affari di circa mezzo miliardo di euro.</p>
<p>“Il tartufo cinese &#8211; spiega Vincenza Campagnani, presidente della Comunità Montana dei Monti Martani e del Serano organizzatrice di Tuber 2008 &#8211; secondo le nostre leggi non dovrebbe proprio entrare in Italia, e infatti il quantitativo che riesce ad entrare attraverso Paesi terzi è minimo. Da Tuber 2008 abbiamo lanciato un messaggio chiaro e netto contro ogni tipo di contraffazione e di commercio illegale del tartufo, a difesa soprattutto dei consumatori e dei tartufai italiani che portano, grazie al tartufo, in alto il made in Italy nel mondo”.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://micoplants.com/articoli/tartufo/tuber-2008-3%c2%b0-congresso-internazionale-sul-tartufo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Principali specie di tartufo</title>
		<link>http://micoplants.com/articoli/tartufo/principali-specie-di-tartufo/</link>
		<comments>http://micoplants.com/articoli/tartufo/principali-specie-di-tartufo/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 19:53:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Ciccone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il tartufo]]></category>
		<category><![CDATA[aestivum tuberculi]]></category>
		<category><![CDATA[brumale tubercul]]></category>
		<category><![CDATA[carpofori]]></category>
		<category><![CDATA[carpophores]]></category>
		<category><![CDATA[gleba]]></category>
		<category><![CDATA[habitatul]]></category>
		<category><![CDATA[macrosporum tubercul]]></category>
		<category><![CDATA[magnatum tubercul]]></category>
		<category><![CDATA[melanosporum tuberculi]]></category>
		<category><![CDATA[mesentericum tubercul]]></category>
		<category><![CDATA[pământ aparţinând unei biserici]]></category>
		<category><![CDATA[peridio]]></category>
		<category><![CDATA[peridium]]></category>
		<category><![CDATA[plante mycorrhizal]]></category>
		<category><![CDATA[spore]]></category>
		<category><![CDATA[sporii]]></category>
		<category><![CDATA[symbiont plant]]></category>
		<category><![CDATA[tartufi]]></category>
		<category><![CDATA[tuber]]></category>
		<category><![CDATA[tuberculi borchii]]></category>
		<category><![CDATA[uncinatum tuberculi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://micoplants.com/articoli/tartufo/principali-specie-di-tartufo/</guid>
		<description><![CDATA[ In tutto il mondo sono descritte oltre 150 specie, delle quali valide si ritengono  solamente una trentina . MORFOLOGIA E STRUTTURA DEI CORPI FRUTTIFERI Ascocarpo Le  caratteristiche morfologiche e anatomiche sono differenti nelle varie specie . Si differenzia, si accresce e  matura rimanendo sempre sotto terra . La forma è  tuberoide globosa e il diametro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> In tutto il mondo sono descritte oltre 150 specie, delle quali valide si ritengono  solamente una trentina .</p>
<p align="center"><strong>MORFOLOGIA E STRUTTURA DEI CORPI FRUTTIFERI</strong></p>
<p><strong>Ascocarpo</strong></p>
<p>Le  caratteristiche morfologiche e anatomiche sono differenti nelle varie specie .<strong> </strong>Si differenzia, si accresce e  matura rimanendo sempre sotto terra . La forma è  tuberoide globosa e il diametro varia da 1 a oltre 15 cm.</p>
<p><strong>Peridio</strong></p>
<p>Il colore varia con lo stadio di sviluppo dell’ascocarpo e in modo marcato nelle diverse specie, può essere  biancastro , nocciola , rossiccio, brunastro , bruno-scuro e nero. All’ esterno sono presenti corti ciuffi di ife e talora particolari ife differenziati come ad esempio spinule ,utili al riconoscimento delle specie. In sezione radiale il peridio a un spessore differente nelle varie specie e mostra una struttura pseudo parenchimatica pluristratificata con cellule a parete ispessita che costruisce un importante carattere diagnostico. Sotto il peridio si sviluppa  l’ipotecio anch’ esso a struttura pseudo-parenchimatica , pluristratificato  con le cellule a parete progressivamente più sottile verso l’interno fino a congiungersi con la gleba.</p>
<p><strong>Gleba  </strong></p>
<p>La porzione interna , carne o gleba , è piena e può  avere una consistenza molle, dura e persino coriacea e cartilaginea ; pur variando con il grado di maturazione, è caratteristico delle  singole specie e può essere utile per il loro riconoscimento.</p>
<p>Il colore della gleba varia con il grado di maturazione del carpoforo e in rapporto alle diverse specie. La gleba non è omogenea  ed è costituita da un complesso di venature più o meno tortuose diverse tra loro per il colore, la larghezza e la consistenza.</p>
<p><strong>Vene sterile</strong></p>
<p>Si distinguono le vene aerifere  o vene esterne o sterili di colore generalmente bianco, chiaro, formate da un intreccio lasso di ife sterili( in quanto non producono gli aschi) pluricellulari,  anastomozate e ramificate che sfociano  all’esterno del carpoforo  o in un solo punto basale come nel Tuber nitidum o in più punti tra le verruche o al loro apice; consentono gli scambi gassosi tra le parti interne del carpoforo e il terreno e permettono , secondo qualche  Autore, anche l’assorbimento di acqua e di sostanze in essa disciolte tramite le terminazioni ifali che vengono a contatto con il terreno. Le vene esterne sono delimitate da un strato di ife  sterili disposte a palizzata dette parafisi; sono invase da batteri di numerose specie.</p>
<p><strong>Vene fertili </strong></p>
<p>A contatto con le vene esterne si sviluppano  le vene interne o vene della tram o vene fertili  di colore più marcato o più scuro rispetto alle prime che sono formate da un denso intreccio di ife.</p>
<p>Le ife fertili nei giovani ascocarpi sono scarse e poco sviluppate ma in seguito si accrescono  spingendosi fin sotto le parafisi. La differenziazione delle ife fertili ha un andamento centrifugo in quanto segue l’ingrossamento del carpoforo per cui le più recenti sono quelle situate in vicinanza del peridio( almeno nel tuber melanosporum).Quando il tartufo inizia la maturazione le prime ife fertili dell’apparato  sporofitico differenziano i primi aschi che risultano localizzati lungo la porzione assiale delle vene fertili; gradualmente altri aschi si formano  sull’intero spessore di ciascuna vena fertile e la gleba è progressivamente  interessata a questo  processo fino alla periferia dell’ascocarpo.</p>
<p>Questo graduale processo di differenziazione delle ife dell’apparato sporofitico e degli aschi comporta nel  carpoforo adulto la contemporanea presenza di aschi  con  le ascospore mature e di aschi con le ascospore immature, traslucide e perfino di aschi  otticamente vuoti..L’interpretazione della struttura  delle vene fertili può essere cosi rappresentata : la parte assiale è formata da ife lasse sterili sulle quali da ambo le facce si sviluppa l’imenio costituito da elementi fertili(gli aschi) e da elementi sterili (la parafisi) disposte a palizzata .(Parguey-Leduc et al. , 1987)</p>
<p><strong>Aschi</strong></p>
<p>Gli aschi sono per lo più globosi, piriformi o a sacco , muniti o meno di un peduncolo di varia lunghezza .Le spore entro ogni asco variano da 1 a 8 e le loro dimensioni, nell’ambito di una stessa specie, sono maggiori negli aschi con una o poche spore.</p>
<p><strong>Ascospore</strong></p>
<p>La forma delle spore può essere sferica, sub globosa  o  ellissoidale. Le spore presentano lo strato esterno della loro parete(episporio) variamente strutturato nelle diverse specie.</p>
<p><strong>Le principali specie di tartufo in Italia sono</strong>:</p>
<p><em>Tuber magnatum </em></p>
<p><em>Tuber melanosporum</em></p>
<p><em>Tuber  brumale</em></p>
<p><em>Tuber aestivum</em></p>
<p><em>Tuber uncinatum</em></p>
<p><em>Tuber mesentericum</em></p>
<p><em>Tuber macrosporum</em></p>
<p><em>Tuber borchi</em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Tuber magnatum: </span></strong></p>
<p><strong>Carpofori </strong> generalmente di  forma irregolare  con incavature di colore giallo paglierino sbiadito<a href="http://micoplants.com/wp-content/uploads/2009/10/tuber-magnatum.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-145" title="tuber magnatum" src="http://micoplants.com/wp-content/uploads/2009/10/tuber-magnatum.jpg" alt="tuber magnatum" width="133" height="154" /></a></p>
<p><strong>Peridio</strong> di colore biancastro, con superficie raramente liscia, finemente granulosa.</p>
<p><strong>Gleba  </strong>biancastra nei tartufi maturi diventa ocra chiaro , nocciola- rossiccio, rosata e persino rossiccio vivo.</p>
<p><strong>Spore </strong> ellissoidali, reticolate &#8211; alveolate , molto larghe di forma poligonale di colore giallino e giallo- bruno a maturazione completa<a href="http://micoplants.com/wp-content/uploads/2009/10/spore-di-tuber-magnatum.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-144" title="spore di tuber magnatum" src="http://micoplants.com/wp-content/uploads/2009/10/spore-di-tuber-magnatum.jpg" alt="spore di tuber magnatum" width="248" height="259" /></a></p>
<p><strong>Habitat</strong> è frequente nei fondo valle lungo corsi d’acqua. L’ambiente si caratterizza per l’abbondante vegetazione arbustiva, arborea ed erbacea che garantisce l’ombreggiamento estivo e mantiene la temperatura più bassa. Predilige terreni marnosi, con sabbia mista d’argilla.</p>
<p><strong>Piante simbionte</strong> sono ottime produttrici la roverella, la farnia, il salicone, il salice bianco il pioppo bianco e il tiglio</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Tuber melanosporum</span></strong> (tartufo nero  pregiato) :</p>
<p><strong>Carpofor</strong>i di forma più o meno regolare di aspetto nerastro e verrugoso.<a href="http://micoplants.com/wp-content/uploads/2009/10/tuber-melanosporum.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-146" title="tuber melanosporum" src="http://micoplants.com/wp-content/uploads/2009/10/tuber-melanosporum-150x112.jpg" alt="tuber melanosporum" width="150" height="112" /></a></p>
<p><strong>Peridio</strong> con grosse verruche bruno – nere a volta bruno – rossastre alla base , poligonali e larghe 2- 3 mm  appiattite in centro.</p>
<p><strong>Gleba </strong> di colore bruno – nerastro, variegata da numerose vene ben delineate, biancastre sottile .Odore caratteristico molto gradevole.</p>
<p><strong>Spore</strong> ellissoidali, di colore scuro densamente ornate da aculei singoli spesso ricurvi in punta.<a href="http://micoplants.com/wp-content/uploads/2009/10/spore-di-tuber-melanosporum.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-147" title="spore di tuber melanosporum" src="http://micoplants.com/wp-content/uploads/2009/10/spore-di-tuber-melanosporum.jpg" alt="spore di tuber melanosporum" width="251" height="350" /></a></p>
<p><strong>Habitat</strong> predilige terreni calcari, permeabili generalmente con molto scheletro , dotati di elevata porosita.</p>
<p><strong>La specie simbionte</strong> più importante è la roverella altre piante sono il leccio , cerro , nocciolo e carpino nero</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Tuber brumale</span></strong></p>
<p><strong>Carpofori </strong>di forma subglobosa o irregolare , di aspetto nerastro e verrucoso, senza una base apparente.<a href="http://micoplants.com/wp-content/uploads/2009/10/tuber-brumale.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-148" title="tuber brumale" src="http://micoplants.com/wp-content/uploads/2009/10/tuber-brumale.jpg" alt="tuber brumale" width="271" height="240" /></a></p>
<p><strong>Peridio </strong>costituito da grosse verruche bruno-nere a volta bruno-rossastre alla base, appiattite o depresse al centro.</p>
<p><strong>Gleba </strong>di colore grigio-bruno o grigio-nerastro, soda, variegata da poche vene biancastre o beige. Odore forte e persistente , gradevole di nocciola acerba  .</p>
<p><strong>Spore </strong>ellissoidali di colore giallo bruno o nocciola densamente ornate da aculei singoli, ben intervallati, rigidi e <a href="http://micoplants.com/wp-content/uploads/2009/10/spore-di-tuber-brumale.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-149" title="spore di tuber brumale" src="http://micoplants.com/wp-content/uploads/2009/10/spore-di-tuber-brumale.jpg" alt="spore di tuber brumale" width="232" height="239" /></a>aguzzi.</p>
<p><strong>Habitat </strong>specie abbastanza diffusa raccolta sotto vari tipi di latifoglie autunnali – invernali</p>
<p><strong>Piante simbionti </strong>più importante è la roverella e nocciolo , leccio , carpino nero, cerro e il faggio.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Tuber Aestivum</span></strong></p>
<p><strong>Carpofori </strong> generalmente di forma arrotondata , sub globosi abbastanza duri di aspetto bruno-nerastro <a href="http://micoplants.com/wp-content/uploads/2009/10/tuber-aestivum.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-150" title="tuber aestivum" src="http://micoplants.com/wp-content/uploads/2009/10/tuber-aestivum.jpg" alt="tuber aestivum" width="515" height="480" /></a></p>
<p><strong>Peridio </strong>costituito da grosse verruche molto sporgente di colore bruno- nerastro, di forma piramidale con apice per lo più depresso dal quale si dipartono radialmente solchi e creste che delimitano face laterale triangolare.</p>
<p><strong>Gleba</strong> soda e polposa , bianca quando e matura diventa di colore bruno chiaro- nocciola a completa maturazione , odore gradevole. Le vene sterile sono bianche sottili , tortuose anastomizzate tra  loro e ben  marcate</p>
<p><strong>Spore</strong> di colore giallo- brune da ellissoidale a sub globose  , reticolate- alveolate con maglie poligonale e regolare.<strong> <a href="http://micoplants.com/wp-content/uploads/2009/10/spore-di-tuber-uncinatum3.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-162" title="spore di tuber aestivum" src="http://micoplants.com/wp-content/uploads/2009/10/spore-di-tuber-uncinatum3.jpg" alt="spore di tuber aestivum" width="216" height="264" /></a></strong></p>
<p><strong>Habitat                <em> </em></strong>specie molto diffusa e raccolta quasi in tutta L’Europa predilige terreni calcare con abbondante scheletro.</p>
<p><strong>  Piante simbionti</strong>   sono ottime la roverella e il leccio, mentre il carpino nero, il nocciolo e il cerro sono discrete produttrici.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Tuber uncinatum</span></strong> :</p>
<p><strong>Carpofori</strong>  come in tuber aestivum<a href="http://micoplants.com/wp-content/uploads/2009/10/tuber-uncinatum.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-151" title="tuber uncinatum" src="http://micoplants.com/wp-content/uploads/2009/10/tuber-uncinatum.jpg" alt="tuber uncinatum" width="178" height="293" /></a></p>
<p><strong>Perido </strong> è di colore bruno nerastro con verruche generalmente  medie o piccole, , con facce laterale  pressoché triangolari prive di striature trasversali.</p>
<p><strong>Gleba </strong> con colorazione più scura ed  odore leggermente più intenso del tuber aestivum, questo e dovuto principalmente alla sua crescita più profonda ed in un periodo durante il quale il calore del sole più attutito provoca minori effetti di essiccamento e desidratazione.</p>
<p><strong>Spore  </strong>come in tuber aestivum.<a href="http://micoplants.com/wp-content/uploads/2009/10/spore-di-tuber-uncinatum.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-159" title="spore di tuber uncinatum" src="http://micoplants.com/wp-content/uploads/2009/10/spore-di-tuber-uncinatum.jpg" alt="spore di tuber uncinatum" width="216" height="264" /></a></p>
<p><strong>Habitat</strong> come in tuber aestivum ,però a crescita esclusivamente autunnale.<strong><br />
Piante simbionti </strong> le latifoglie che vivono in simbionti con questa specie sono tante: roverella cerro, farnia, carpino nero , carpino bianco, nocciolo , faggio, ed altre.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Tuber  mesentericum:</span></strong></p>
<p><strong>Carpofori </strong> generalmente sub globosi o ellissoidali, grandi in media 2-3 cm, dotati di una depressione o cavità  basala, per il resto molto simili a tuber aestivum<a href="http://micoplants.com/wp-content/uploads/2009/10/tuber-mesentericum.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-156" title="tuber mesentericum" src="http://micoplants.com/wp-content/uploads/2009/10/tuber-mesentericum.jpg" alt="tuber mesentericum" width="180" height="86" /></a></p>
<p><strong>Peridio</strong> costituito da grosse e dure verruche  bruno- nere, piramidali, irregolarmente poligonali alla base come in tuber aestivum, ma generalmente più piccole, più fitte e meno sporgeni.</p>
<p><strong>Gleba</strong> soda di colore variabile dal beige al bruno- nocciola chiaro a completa maturazione, variegata da numerose vene bianche, particolarmente corti e molto meandri formi, spesso con andomento più o meno convergente verso la cavità  basale. Odore generalmente fortissimo nei carpofori appena estratti  ,sgradevole che ricorda insieme il catrame   e la tintura di iodio, poi più debole esposizione all’ aria, fino a diventare quasi gradevole, di tartufi neri o  fungino.</p>
<p><strong>Spore </strong> giallo brune, ellissoidali .<a href="http://micoplants.com/wp-content/uploads/2009/10/spore-di-tuber-mesentericum1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-158" title="spore di tuber mesentericum" src="http://micoplants.com/wp-content/uploads/2009/10/spore-di-tuber-mesentericum1.jpg" alt="spore di tuber mesentericum" width="280" height="188" /></a></p>
<p><strong>Habitat </strong> specie raccolta a varie altitudini , in terreni sciolti e calcarei, da agosto a dicembre.</p>
<p><strong>Piante simbionte</strong>  roverella , cerro , pino nero,  carpino nero nocciolo e faggio.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Tuber macrosporum:</span></strong></p>
<p><strong>Carpofori  </strong>generalmente di forma irregolare , lobata ma anche regolare e sub globosa, di aspetto bruno – nerastro  e verrucoso- areolato.<a href="http://micoplants.com/wp-content/uploads/2009/10/tuber-macrosporum.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-152" title="tuber macrosporum" src="http://micoplants.com/wp-content/uploads/2009/10/tuber-macrosporum.jpg" alt="tuber macrosporum" width="189" height="168" /></a></p>
<p><strong>Peridio </strong>costituito da verruche bruno- nere, piccole quasi sempre fortemente depresse, appiattite tali da conferire al peridio un aspetto quasi liscio</p>
<p><strong>Gleba </strong> soda un colore bruno con sfumature porpora, ed anche grigio- brunastro, variegata da numerose vene bianche meandri formi,  interrotte.</p>
<p><strong>Spore </strong>decisamente grosse, giallo- brune, ellissoidali.<a href="http://micoplants.com/wp-content/uploads/2009/10/spore-di-tuber-macrosporum.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-153" title="spore di tuber macrosporum" src="http://micoplants.com/wp-content/uploads/2009/10/spore-di-tuber-macrosporum.jpg" alt="spore di tuber macrosporum" width="293" height="260" /></a></p>
<p><strong>Habitat </strong>specie non molto diffusa, raccolta in autunno.</p>
<p><strong>Piante simbionte </strong> roverrella , pino nero, carpino nero, nocciolo e faggio.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Tuber borchi:</span></strong></p>
<p><strong>Carpofori </strong>tuberi formi, lobati o gibbosi, con superficie leggermente pubescente, specialmente negli affossamenti o liscia negli adulti, di colore variabile da bianco sporco a ocra- bruno o bruno rossastro, con macchie scure, rossastre.<a href="http://micoplants.com/wp-content/uploads/2009/10/tuber-borchii.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-154" title="tuber borchii" src="http://micoplants.com/wp-content/uploads/2009/10/tuber-borchii.jpg" alt="tuber borchii" width="202" height="188" /></a></p>
<p><strong>Peridio </strong> sottile di 0,1 -0,2mm, con colore biancastro o bianco gessoso, ocra chiaro e perfino bruno rossiccio, con frequenti maculature rossastro ruggine, la struttura superficiale di cellule sub globose o poligonale con dimensioni variabili.</p>
<p><strong> Gleba </strong> è soda bianchiccia, poi beige, poi bruno rossiccia, con  vene larghe e biancastre disposte senza ordine, fitte e collegate fra loro , terminanti alla periferia. Odore caratteristico , gradevole di tartufo.</p>
<p><strong>Spore </strong>in maggioranza ellissoidali , ma anche sub globose , reticolate-alveolate con maglie fitte<a href="http://micoplants.com/wp-content/uploads/2009/10/spore-di-tuber-borchii.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-155" title="spore di tuber borchii" src="http://micoplants.com/wp-content/uploads/2009/10/spore-di-tuber-borchii.jpg" alt="spore di tuber borchii" width="203" height="280" /></a></p>
<p><strong>Habitat  </strong> specie diffusa in tutta  Europa,in boschi di  latifoglie o misti con conifere, preferenzialmente in versanti esposti a sud e non tropo acidificati, con crescita da fine novembre a maggio.</p>
<p><strong>Piante simbionte </strong>il pino domestico è un eccellente simbionte,  il pino nero ,il pino silvestre. Vive con numerose latifoglie:roverella , cerro , faggio, cisto rosso, pioppi bianchi e neri.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p align="right"> </p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://micoplants.com/articoli/tartufo/principali-specie-di-tartufo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Tartufaia in produzione</title>
		<link>http://micoplants.com/articoli/tartufaie/tartufaia-in-produzione/</link>
		<comments>http://micoplants.com/articoli/tartufaie/tartufaia-in-produzione/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 21:48:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Ciccone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le tartufaie]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://micoplants.com/?p=136</guid>
		<description><![CDATA[Mentre ero impegnato nella potatura , i primi di settembre ,  delle  Roverelle  di CINQUE ANNI nella mia tartufaia ecco che vedo una bella crepa nel terreno e scavando trovo il PRIMO TARTUFO. qualche foto della tartufaia e  ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://micoplants.com/wp-content/uploads/2009/10/foto5-0792.JPG"><img class="alignnone size-medium wp-image-140" title="primo tartufo" src="http://micoplants.com/wp-content/uploads/2009/10/foto5-0792-150x112.jpg" alt="primo tartufo" width="150" height="112" /></a><a href="http://micoplants.com/wp-content/uploads/2009/10/foto5-056.JPG"><img class="alignnone size-medium wp-image-138" title="tartufaia" src="http://micoplants.com/wp-content/uploads/2009/10/foto5-056-150x112.jpg" alt="tartufaia" width="150" height="112" /></a>Mentre ero impegnato nella potatura , i primi di settembre ,  delle  Roverelle  di CINQUE ANNI nella mia tartufaia ecco che vedo una bella crepa nel terreno e scavando trovo il PRIMO TARTUFO. qualche foto della tartufaia e  </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://micoplants.com/articoli/tartufaie/tartufaia-in-produzione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Micorrize</title>
		<link>http://micoplants.com/articoli/micorrize/micorrize/</link>
		<comments>http://micoplants.com/articoli/micorrize/micorrize/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 21:06:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Ciccone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le micorrize]]></category>
		<category><![CDATA[biologia]]></category>
		<category><![CDATA[foto]]></category>
		<category><![CDATA[melanosporum]]></category>
		<category><![CDATA[perugia]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://micoplants.com/?p=108</guid>
		<description><![CDATA[Ecco alcune foto delle micorrize di tuber Melanosporum fatte da me sui lotti di piante controllate e certificate dal Dipartimento di Biologia Vegetale dell&#8217; Università di Perugia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco alcune foto delle micorrize di tuber Melanosporum fatte da me sui lotti di piante controllate e certificate dal Di<a href="http://micoplants.com/wp-content/uploads/2009/10/4-micor.09.JPG"><img class="alignnone size-medium wp-image-130" title=" micorrize con ife" src="http://micoplants.com/wp-content/uploads/2009/10/4-micor.09-150x112.jpg" alt=" micorrize con ife" width="150" height="112" /></a><a href="http://micoplants.com/wp-content/uploads/2009/10/2-micor.-09.JPG"><img class="alignnone size-medium wp-image-128" title=" micorrize" src="http://micoplants.com/wp-content/uploads/2009/10/2-micor.-09-150x112.jpg" alt=" micorrize" width="150" height="112" /></a>p<a href="http://micoplants.com/wp-content/uploads/2009/10/3-micor.-09.JPG"></a><a href="http://micoplants.com/wp-content/uploads/2009/10/1-micor.-09.JPG"></a>artimento di Biologia Vegetale dell&#8217; Università di Perugia</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://micoplants.com/articoli/micorrize/micorrize/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sapori d&#8217;Autunno</title>
		<link>http://micoplants.com/eventi/sapori-dautunno/</link>
		<comments>http://micoplants.com/eventi/sapori-dautunno/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 20:10:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Ciccone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://micoplants.com/?p=101</guid>
		<description><![CDATA[A ottobre  2008 Mico Plants non partecipa a Florviva per la nascita del bellissimo Guido Andrea, ma non può rifiutare l&#8217;invito degli amici Enrico e Maurizio alla bellissima manifestazione SAPORI D&#8217; AUTUNNO  a Belmonte in Sabina  (RI). Alcune foto di quella bellissima giornata.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A ottobre  2008 Mico Plants non partecipa a Florviva per la nascita del bellissimo Guido Andrea, ma non può rifiutare l&#8217;invito degli amici Enrico e Maurizio alla bellissima manifestazione SAPORI D&#8217; AUTUNNO  a Belmonte in Sabina  (RI). Alcune foto di quella bellissima giornata.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><a href="http://micoplants.com/wp-content/uploads/2009/10/flo-112.JPG"><img class="alignnone size-medium wp-image-103" title="flo 112" src="http://micoplants.com/wp-content/uploads/2009/10/flo-112-150x112.jpg" alt="flo 112" width="150" height="112" /></a></p>
<p><a href="http://micoplants.com/wp-content/uploads/2009/10/flo-111.JPG"><img class="alignnone size-medium wp-image-104" title="flo 111" src="http://micoplants.com/wp-content/uploads/2009/10/flo-111-150x112.jpg" alt="flo 111" width="150" height="112" /></a></p>
<p><a href="http://micoplants.com/wp-content/uploads/2009/10/flo-114.JPG"><img class="alignnone size-medium wp-image-105" title="flo 114" src="http://micoplants.com/wp-content/uploads/2009/10/flo-114-150x112.jpg" alt="flo 114" width="150" height="112" /></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://micoplants.com/eventi/sapori-dautunno/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

